Le famiglie italiane pagano l’energia il doppio delle imprese
La Bce replica con un paper alle accuse di Meloni: l'Ets pesa (solo) il 9% in bolletta. Ma è bagarre
Le famiglie italiane pagano l’energia il doppio rispetto alle industrie energivore. E mica solo loro: succede pure ai cittadini tedeschi e agli spagnoli. Italia e Germania, più che la Spagna, hanno da scontare un peccato originale. Aver rinunciato al nucleare. Che in Francia, per esempio, consente alle famiglie di pagare “solo” il 64% per cento in più rispetto alle imprese. Confronto che diventa ancora più impietoso se si prende in considerazione il dato dei Paesi Bassi. Qui, difatti, il maggior esborso dei cittadini privati è pari a un ben più accessibile 20 per cento. Il documento, poi, punta il dito contro le reti, gli oneri di sistema e il (limitato, secondo gli analisti di Francoforte) impatto del sistema Ets sul prezzo finale dell’energia.
Quanto costa l’energia alle famiglie
La radiografia della bolletta media europea, stando alla Bce, si compone per il 50 per cento del prezzo dei costi energetici e di approvvigionamento. Chi, come Italia e Germania, è costretto a dipendere dall’estero parte già svantaggiato. E poi c’è la questione dei costi di rete che, per le bollette domestiche, arrivano a comporre il 27% del totale. Impatto che si riduce fino al 12% per le industrie ad alta intensità energetica. E poi ci sono le tasse. C’è l’Iva che, sa sola, concorre al 14% del prezzo medio. Una risposta, questa, alle accuse giunte nei giorni scorsi da Giorgia Meloni. Che puntava il dito contro gli Ets e le normative sulle emissioni, individuate nel vertice ad Alden-Bielsen, come la causa di ogni male (e di tutti i rincari). Il paper, infatti, riferisce che nei Paesi dove pesa di più la normativa del sistema Ets, l’impatto in bolletta non supererebbe il 9 per cento.
Quando la Bce bloccò gli aiuti in bolletta
Certo, fa riflettere che a farsi paladina delle famiglie sia la stessa Bce che, nei anni caldissimi della crisi energetica, imponeva ai governi di non aiutare le famiglie per paura che salisse ancora l’inflazione. L’Ue, da parte sua, attende di capire quali saranno le decisioni del decreto bollette, su cui in Italia si dibatte ormai da qualche settimana. Prima, chiaramente, di esprimere il suo parere. Ma il nodo non cambia. L’Europa paga fin troppo l’energia e non è solo una questione di rimpallarsi colpe e responsabilità. È l’aver scelto di rinunciare al gas russo ad aver scatenato una fase nuova in cui il prezzo delle materie prime energetiche è schizzato verso l’alto. Anche perché, intanto, al nucleare s’era rinunciato. Oggi, chissà perché, si scopre (finalmente) che si tratta di energia pulita. Ma ci vorranno anni prima di arrivare al mix energetico e per recuperare un gap decennale dovuto a precise scelte ideologiche e politiche.
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