L’Illusione diagonale di Antonio Soriero Nascita di un “rapporto” in tempo di distanziamento sociale

Il romanzo d’esordio del giornalista Antonio Soriero “Illusione diagonale. Una storia in quarantena” (Gangemi Editore, pag. 110. Euro 14,00) è la cronaca di una quarantena vissuta, come da prescrizione governativa, senza la consueta socialità, le abitudini ormai consolidate, i contatti con amici e parenti ma con le difficoltà di instaurare nuovi “rapporti” e in particolare quello fra un “lui”, il protagonista, e una “lei” (di cui non si conoscono i nomi), una sconosciuta dirimpettaia, nei giorni di forzata clausura causa “Covid – 19”. L’obbligo del distanziamento sociale e del riposo coatto, lo smart working cui è costretto, la necessità di resistere e aspettare imposti dalla pandemia, sconvolge e tinge d’ansia le giornate del protagonista. La monotonia che scandiva i ritmi quotidiani imposti dal Covid – 19 (l’igiene personale ridotta al minimo, lo smart working, il disbrigo di poche necessarie faccende domestiche, lo scongelamento delle pietanze)  – che includevano ogni giorno il “canto delle ore 18,00” dal balcone o dalla finestra  addobbati con bandiere tricolori e disegni di arcobaleni con scritto “Andrà tutto bene” (nonostante il martellamento dei media che informavano che il numero dei morti e dei contagiati aumentavano con una progressione da “Blob”), che iniziava con l’Inno di Mameli (chissà perché ci si dimentica sempre che è di Navarro), proseguiva con Rino Gaetano per concludersi con l’incessante refrain “tutto andrà bene” preceduto o da “Azzurro” di Celentano (anche qui dimenticando che l’autore è Paolo Conte) o da “Volare” di Modugno con i quali si esorcizzava l’effetto negativo della reclusione forzata e si alimentava la speranza di un ritorno alla “normalità – viene “interrotta” dalla scoperta che da una finestra del palazzo di fronte partecipa ai “riti” una bellissima ragazza bionda. 

Ha inizio una sorta di partita a scacchi tra “lui”, che la bella sconosciuta definisce “un alfiere” che si muove sulla scacchiera diagonalmente (da qui il titolo del libro), e “lei”, la “regina” che conduce il gioco imponendo regole di comportamento. La ricerca del modo di entrare in contatto “con una creatura rara, con un temperamento che faceva della provocazione uno stile di vita”, con “un trattore con sembianze di femme fatale” diviene, per lui, una vera e propria ossessione “un pensiero fisso, come un chiodo piantato nella carne” e il fil rouge che collega tra loro i vari momenti di una quotidianità non scelta ma imposta. La conclusione cui giunge il libro, al di là dell’avvenuto auspicato incontro tra i due e del suo inaspettato evolversi, è la necessità di riflettere sulle aspettative sociali sul dopo “Covid-19”: è stato ed è uno stimolo al cambiamento o tutto è rimasto e rimane come prima?

La storia, narrata “con il linguaggio scarno del nostro tempo, che può apparire povero”, scrive Carmen Lasorella nella prefazione, “è come una rete a strascico che tira dentro un po’ di tutto, dal disorientamento diffuso alla retorica insostenibile … Sono i giorni dei flashmob rumorosi (ma a distanza) nei quartieri, con la TV h24, gli assoli di tromba, la paura muta e i ‘ce la faremo’ toccando ferro. … E’ evidente il sostanziale disagio sociale, che la pandemia esalta. Tutti o quasi vorrebbero sfuggire alla normalità di vite qualsiasi, peraltro impoverite di mezzi e di valori, laddove però proprio la normalità si rincorre, con i suoi limiti e le sue contraddizioni, per ritornare sulle strade note, anche se sbagliate”. Poiché le certezze si sono sgretolate, afferma Soriero, “non resta che affidarsi alla speranza e al coraggio. Ma a che distanza bisogna stare dalla felicità, per non rimanere contagiati?”

Vittorio Esposito

Il romanzo d’esordio del giornalista Antonio Soriero “Illusione diagonale. Una storia in quarantena” (Gangemi Editore, pag. 110. Euro 14,00) è la cronaca di una quarantena vissuta, come da prescrizione governativa, senza la consueta socialità, le abitudini ormai consolidate, i contatti con amici e parenti ma con le difficoltà di instaurare nuovi “rapporti” e in particolare quello fra un “lui”, il protagonista, e una “lei” (di cui non si conoscono i nomi), una sconosciuta dirimpettaia, nei giorni di forzata clausura causa “Covid – 19”. L’obbligo del distanziamento sociale e del riposo coatto, lo smart working cui è costretto, la necessità di resistere e aspettare imposti dalla pandemia, sconvolge e tinge d’ansia le giornate del protagonista. La monotonia che scandiva i ritmi quotidiani imposti dal Covid – 19 (l’igiene personale ridotta al minimo, lo smart working, il disbrigo di poche necessarie faccende domestiche, lo scongelamento delle pietanze)  – che includevano ogni giorno il “canto delle ore 18,00” dal balcone o dalla finestra  addobbati con bandiere tricolori e disegni di arcobaleni con scritto “Andrà tutto bene” (nonostante il martellamento dei media che informavano che il numero dei morti e dei contagiati aumentavano con una progressione da “Blob”), che iniziava con l’Inno di Mameli (chissà perché ci si dimentica sempre che è di Navarro), proseguiva con Rino Gaetano per concludersi con l’incessante refrain “tutto andrà bene” preceduto o da “Azzurro” di Celentano (anche qui dimenticando che l’autore è Paolo Conte) o da “Volare” di Modugno con i quali si esorcizzava l’effetto negativo della reclusione forzata e si alimentava la speranza di un ritorno alla “normalità – viene “interrotta” dalla scoperta che da una finestra del palazzo di fronte partecipa ai “riti” una bellissima ragazza bionda. 

Ha inizio una sorta di partita a scacchi tra “lui”, che la bella sconosciuta definisce “un alfiere” che si muove sulla scacchiera diagonalmente (da qui il titolo del libro), e “lei”, la “regina” che conduce il gioco imponendo regole di comportamento. La ricerca del modo di entrare in contatto “con una creatura rara, con un temperamento che faceva della provocazione uno stile di vita”, con “un trattore con sembianze di femme fatale” diviene, per lui, una vera e propria ossessione “un pensiero fisso, come un chiodo piantato nella carne” e il fil rouge che collega tra loro i vari momenti di una quotidianità non scelta ma imposta. La conclusione cui giunge il libro, al di là dell’avvenuto auspicato incontro tra i due e del suo inaspettato evolversi, è la necessità di riflettere sulle aspettative sociali sul dopo “Covid-19”: è stato ed è uno stimolo al cambiamento o tutto è rimasto e rimane come prima?

La storia, narrata “con il linguaggio scarno del nostro tempo, che può apparire povero”, scrive Carmen Lasorella nella prefazione, “è come una rete a strascico che tira dentro un po’ di tutto, dal disorientamento diffuso alla retorica insostenibile … Sono i giorni dei flashmob rumorosi (ma a distanza) nei quartieri, con la TV h24, gli assoli di tromba, la paura muta e i ‘ce la faremo’ toccando ferro. … E’ evidente il sostanziale disagio sociale, che la pandemia esalta. Tutti o quasi vorrebbero sfuggire alla normalità di vite qualsiasi, peraltro impoverite di mezzi e di valori, laddove però proprio la normalità si rincorre, con i suoi limiti e le sue contraddizioni, per ritornare sulle strade note, anche se sbagliate”. Poiché le certezze si sono sgretolate, afferma Soriero, “non resta che affidarsi alla speranza e al coraggio. Ma a che distanza bisogna stare dalla felicità, per non rimanere contagiati?”

Vittorio Esposito

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