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Attualità

L’Italia a scuola di intelligenza artificiale: boom di iscritti ai corsi

I dati emersi dal Job Skills Report 2026 di Coursera proiettano un’immagine del Paese estremamente dinamica e reattiva

di Dave Hill Cirio -


L’Italia non è più il fanalino di coda dell’innovazione tecnologica, ma una vera locomotiva continentale in materia di intelligenza artificiale. Mentre il dibattito pubblico oscilla spesso tra scetticismo e timore, i dati emersi dal Job Skills Report 2026 di Coursera proiettano un’immagine del Paese estremamente dinamica e reattiva.

A scuola di Ai

In un mercato del lavoro che evolve a ritmi brutali, gli italiani hanno scelto di non restare a guardare, trasformando la sfida dell’Ai in un’opportunità di riscatto professionale.

Oggi l’Italia occupa stabilmente il quinto posto in Europa e il 25esimo nel mondo per numero di iscrizioni ai corsi di Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI). Non si tratta di un interesse superficiale: tra l’inizio del 2023 e la metà del 2025, le ore dedicate dagli studenti del Belpaese allo studio della GenAI sono esplose con un incremento record del 660%.

Questo dato testimonia una consapevolezza diffusa: chi non aggiorna le proprie competenze rischia l’esclusione da un mercato che corre più veloce della nostra capacità di comprenderlo.

Il boom dei corsi

Attualmente, oltre 1,6 milioni di italiani sono già impegnati in questo percorso di “manutenzione cognitiva”, supportati da imprese che vedono nella formazione non un costo, ma un investimento vitale per la sopravvivenza.

La vera particolarità italiana, tuttavia, non risiede solo nei numeri, ma nella qualità dell’apprendimento. Si registra infatti un ritorno prepotente delle competenze umane: chi studia Ai in Italia sta investendo massicciamente nel pensiero critico (+185%), dimostrando che la priorità nazionale non è solo usare un software, ma governarlo con responsabilità. Questa evoluzione trasforma l’Ai da potenziale minaccia a motore di efficienza, posizionando l’Italia come un hub strategico per il futuro del lavoro in Europa.


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