L’occupazione continua a salire, il Pil pure
I dati Istat sullo stato di salute del sistema Paese ma la crisi energetica fa paura
Operai dello stabilimento fuori del capannone, durante la commemorazione della morte di Guido Rossa il sindacalista ucciso per mano delle Brigate Rosse, nello stabilimento ex Ilva di Cornigliano. Genova, 24 Gennaio 2020. ANSA/LUCA ZENNARO
L’occupazione continua a salire, il Pil anche. Dopo aver passato un inizio di settimana da paura, tra la crisi in Medio Oriente e il terrore di non superare l’asticella del 3% nel rapporto deficit-Pil che farebbe uscire l’Italia dalla procedura di infrazione Ue, arriva finalmente qualche buona notizia per il sistema Paese. L’Istat ha riferito che l’occupazione continua a salire. Il numero di chi ha un impiego, in Italia, è salito a gennaio di quest’anno dello 0,2%. Oggi i lavoratori occupati italiani sono 24,18 milioni. Sale la quota dei dipendenti a tempo indeterminato (a gennaio 16,45 milioni) e dei part-time (poco meno di due milioni e mezzo). In aumento pure gli autonomi che passano a 5,27 milioni. In un anno, e quindi raffrontando i dati attuali con quelli di gennaio 2025, emerge che il numero di lavoratori a tempo indeterminato è salito di 70mila unità mentre si compensano l’aumento degli autonomi (+195mila) e la diminuzione dei precari (-196mila). Il trend complessivo parla chiaro: l’occupazione sale al 62,6%.
I dati dell’occupazione e quelli del Pil
Se aumenta l’occupazione, chiaramente, scende la disoccupazione. E raggiunge adesso il 5,1%. Un livello basso, bassissimo. Almeno rispetto agli standard italiani. Mai s’era registrato un tasso di disoccupazione così basso dall’inizio delle serie storiche dell’Istat. Un altro segnale positivo riguarda la disoccupazione giovanile che, ora, decresce fino a raggiungere il 18,9%. Intendiamoci, si tratta di percentuali che restano pur sempre troppo alte. Ma occorre valutare il punto di partenza. E, in questo Paese (per vecchi), la disoccupazione dei più giovani ha toccato punte in passato pari se non superiori al 30%. C’è, infine, la vicenda degli inattivi. Si attestano oggi al 33,9%, in leggero aumento dello 0,1%. Ciò accade a causa del combinato disposto tra l’aumento che si è registrato tra le donne e la diminuzione tra gli uomini.
I conti economici del Paese
Accanto ai dati dell’occupazione, l’Istat ha pubblicato pure i conti economici trimestrali. Che restituiscono una notizia a lungo attesa. Il prodotto interno lordo italiano è salito, nell’ultimo trimestre del 2025, dello 0,3%. Ciò porta la crescita complessiva dell’Italia allo 0,8%. Non è poco, considerando i tempi fin troppo interessanti che ci è toccato in sorte di vivere. A lanciare la corsa del Pil è stato il parziale riscatto dell’industria che nel quarto trimestre 2025 ha segnato una risalita dello 0,8% a fronte dell’andamento lento di agricoltura (+0,2%) e servizi (+0,1%). A sostenere la domanda sono stati gli investimenti, ritenuti particolarmente “vivaci” nell’ultimo scorcio dell’anno che ci siamo lasciati alle spalle. Eroicamente resistono i consumi delle famiglie italiane. Che, nonostante la fiammata dei prezzi di fine anno, hanno tenuto botta confermandosi in vetta alle voci che contribuiscono a tenere in piedi il Sistema Paese. Un aumento dello 0,1% che vale molto più di quanto la matematica sembri suggerire.
Non è tutto oro ciò che luccica
Occupazione e Pil, dunque, fanno registrare segnali più che positivi. Un’iniezione di fiducia per affrontare la (nuova, anzi ennesima) crisi energetica che si profila all’orizzonte con la guerra in Medio Oriente. Tuttavia, come spiegano da Confcommercio, ci sono troppe criticità, specialmente all’orizzonte, per potersi rallegrare fino in fondo. La prima riguarda “la continua revisione al ribasso delle stime precedenti”. E cioè: “Alcuni mesi fa il numero di occupati nel complesso aveva superato i 24,3 milioni di unità. Dopo una serie di crescite congiunturali oggi il numero di occupati, ai massimi di sempre secondo le nuove stime, è pari a 24,18 milioni di unità”. Poi c’è la vexata quaestio del lavoro femminile: “La seconda criticità riguarda la debolezza della componente femminile, con un tasso di partecipazione al mercato del lavoro che, dopo un periodo di crescita, sta lentamente riducendosi: a gennaio 2025 il tasso di attività delle donne era pari a 57,9%, valore sceso al 57% a gennaio 2026. Il tasso di partecipazione femminile nella fascia estesa 15-74 è in Italia patologicamente distante dai parametri europei (-12 punti circa)”. Infine la patata bollente degli inattivi che per Confcommercio “potrebbe certo sottendere la decisione di spostare in avanti nel tempo l’ingresso nel mondo del lavoro per migliorare la propria formazione, ma potrebbe essere frutto, almeno in parte, anche di fuoriuscite per scoraggiamento”.
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