L’opposizione chiede un’intervento alla Camera di Meloni sui dazi
L’opposizione incalza il governo sui dazi annunciati dagli Stati Uniti e chiede un intervento parlamentare di Giorgia Meloni prima del vertice europeo straordinario convocato a Bruxelles. Neanche a dirlo, anche su questo tema a Montecitorio è infatti andata in scena quella che ormai è una consuetudine. In Aula alla Camera, Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno sollecitato le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La premier è stata chiamata a riferire sulla posizione che l’Italia intende assumere in vista del summit Ue dedicato alle nuove misure commerciali volute dal presidente americano Donald Trump. La richiesta sarebbe dettata da un contesto di forte preoccupazione economica e politica. Le nuove minacce di dazi rischiano infatti di colpire settori strategici dell’export italiano, già sotto pressione per il rallentamento globale.
L’affondo del Pd
Per questo, secondo l’opposizione che ha chiesto un intervento della premier Meloni, è indispensabile che il governo chiarisca la propria linea prima del confronto europeo sui nuovi dazi. È in questo quadro che i partiti di minoranza rivendicano il ruolo del Parlamento nelle scelte di politica economica e internazionale. Ad aprire il fuoco è stato il deputato dem Giuseppe Provenzano, che ha respinto l’idea di minimizzare lo scontro con Washington come un semplice problema di incomprensioni diplomatiche. “Non è serio liquidare quello che sta avvenendo come un problema di comprensione un problema di comprensione ce l’ha il governo, perché non capisce o finge di non capire che Trump è una minaccia”, ha dichiarato. Un attacco diretto che punta a smascherare, secondo il Pd, un atteggiamento troppo indulgente dell’esecutivo italiano verso l’amministrazione Usa.
5 Stelle e Avs in scia ai dem
Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle. Per i pentastellati è Chiara Appendino a stigmatizzare l’assenza del governo in Aula nonostante la richiesta formale di comunicazioni. “È assurdo che oggi non ci sia il governo stiamo parlando della sopravvivenza economica del nostro Paese”, ha detto. Parole che sottolineano la gravità delle possibili ricadute dei dazi sull’industria e sull’occupazione. Ancora più duro il tono di Marco Grimaldi, vicepresidente di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera. Nel suo intervento ha chiesto “un mandato chiaro del Parlamento al governo”. Anzi, dipiù. Ha suggerito come primo segnale politico la sospensione dell’intesa sui dazi con gli Stati Uniti. Grimaldi ha allargato il ragionamento al quadro geopolitico, denunciando quelli che ha definito «ricatti» su Groenlandia, Ucraina e Gaza e invocando una risposta europea fondata su diritti, democrazia e pace.
Oltre i dazi: chiedere che Meloni riferisca in Aula è una prassi
Il vertice straordinario di Bruxelles è senza dubbio un passaggio chiave per definire strategie ed eventuali risposte commerciali. E certamente l’Italia deve presentarsi con una posizione condivisa dal Parlamento. Altrettanto vero è però che il continuo riferimento a una presunta subordinazione del nostro governo nei confronti di Trump è diventata stucchevole. Anche perché si richiama ormai a proposito di qualsiasi questione che si affaccia sullo scenario internazionale. Dal Venezuela all’Iran, dalla Groenlandia ai dazi. Precisamente come la continua richiesta dell’opposizione di un intervento della premier, continuamente chiamata a riferire in Aula, oggi sui dazi, domani chissà. Un modo per far crescere la pressione politica sul governo in una partita che però si gioca ben oltre i nostri confini nazioni nazionali.
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