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Cronaca

Made in Italy e Innovazione, intervista a Laura Mongiello (OTAN)

di Marco Montini -


Made in Italy e Innovazione, per Laura Mongiello, Presidente nazionale dell’Ordine Tecnologi Alimentari, la sfida “non è solo tecnologica, ma culturale e politica. Dobbiamo accelerare la trasformazione della ricerca in capacità industriale e nuovi modelli di investimento”, ha esordito al nostro quotidiano.

Presidente, quali sono le principali sfide dell’industria alimentare?

“È fondamentale discutere di un binomio ormai inscindibile: la tradizione del Made in Italy e la nuova frontiera dell’Intelligenza artificiale. L’industria alimentare si trova di fronte ad una sfida unica: i nostri sistemi sono estremamente complessi, regolamentati in modo articolato, e dipendono da processi biologici e fisici che rendono l’implementazione tecnologica un’operazione di alta precisione che richiede competenze specialistiche elevate. È indispensabile comprendere che oggi non parliamo solo di tecnologia, ma della capacità di proteggere e proiettare nel futuro il cuore della nostra economia: la filiera agroalimentare. Nell’attuale ciclo di trasformazione, infatti, l’intelligenza artificiale è coinvolta in ogni fase del processo produttivo, dalla selezione, all’analisi, al confezionamento.

Inoltre, è estremamente utile considerare la soddisfazione dei consumatori, nonché le questioni relative alla catena di approvvigionamento alimentare e alla distribuzione durante la fase di consumo”.

Quali sono gli ambiti su cui incide maggiormente l’Intelligenza Artificiale?

L’Ia, indiscutibilmente, sta portando progressi rivoluzionari nell’analisi predittiva e nei processi decisionali basati sui dati. Nel passaggio dal campo alla tavola, questa tecnologia trova la sua sfida più complessa e, al tempo stesso, più nobile: garantire la prosperità del pianeta, la salute dei consumatori e l’elevata qualità del nostro Made in Italy. In questo contesto, il ruolo delle Start-up emerge come il vero motore del cambiamento. L’analisi dell’ecosistema AgriFoodTech ci restituisce una fotografia chiara: quasi la metà delle realtà censite oggi sviluppa soluzioni con un impatto diretto sulla sostenibilità climatica e sulla gestione efficiente delle risorse ambientali. L’Ia non è più un accessorio, ma l’architettura su cui imprese di ogni dimensione dovranno ridisegnare il proprio business per restare competitive. Per noi Tecnologi Alimentari, l’Ia diventa uno strumento straordinario di precisione.

Tradizionalmente, la definiamo come la riproduzione dell’intelligenza umana nelle macchine, ma nel nostro settore essa si declina in metodi avanzati come i sistemi esperti, la logica fuzzy, le reti neurali artificiali (Ann) e i sistemi di inferenza neuro-fuzzy adattivi (Anfis). La complessità dei sistemi alimentari richiede infatti un approccio che superi l’intuizione, fondendosi con sensori sofisticati per un monitoraggio in tempo reale”.

Presidente, quali sono i risvolti pratici dell’Ia?

“Esistono risvolti pratici immediati: in primis l’Ia consente di prevedere e prevenire, esaminando fattori di rischio fisico-chimici, meteorologici e antropogenici; in secondo luogo, permette di ottimizzare la produzione e la logistica: l’IA migliora persino i consigli forniti ai punti vendita sulle quantità da ordinare, riducendo gli sprechi causati da eccessi di spedizione. Inoltre, combatte lo spreco attraverso bilance intelligenti e riconoscimento d’immagine nelle cucine commerciali, analizzando i modelli di scarto per massimizzare il recupero. Rileva altresì la cosiddetta Food Intelligence, ovvero le App in grado di analizzare social media e recensioni per cogliere in anticipo le preferenze dei consumatori e gli ingredienti emergenti.

Una frontiera decisiva è quella del confezionamento intelligente. Pensiamo alle innovazioni capaci di regolare traspirabilità, pH e composizione dei gas in tempo reale. Inoltre, l’Ia si sta affermando come strumento potente per la conservazione delle risorse: dalla gestione energetica industriale alla selezione dei siti ottimali per le infrastrutture di energia rinnovabile, incrociando dati geografici e modelli climatici”.

In questo scenario come si pone il Tecnologo alimentare?

“Il Tecnologo alimentare non deve utilizzare passivamente l’Ia, né subirla: deve esserne il regista. La sfida non è solo tecnologica, ma culturale e politica. Dobbiamo accelerare la trasformazione della ricerca in capacità industriale e nuovi modelli di investimento. Mentre ci avviciniamo al 2030, l’integrazione dell’Ia non è più sperimentale ma infrastrutturale. Essa è il fattore determinante per raggiungere obiettivi quali innovazione, produzione responsabile e resilienza dei sistemi. Il nostro compito è garantire che l’algoritmo sia sempre al servizio della sicurezza del consumatore e dell’eccellenza del Made in Italy, affinché la nostra leadership rimanga solida, innovativa e, soprattutto, autentica”.


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