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Sociale

I Malacarni: tre sguardi per rompere il silenzio sulla mafia globale

Il nuovo libro di Paola La Salvia presentato a Roma con Giuseppe Cricenti ed Ettore Politi

di Andrea Fiore -


L’EVENTO

Giovedì 12 febbraio, alle ore 18.00, il Mondadori Bookstore della Galleria Alberto Sordi a Roma ospita la presentazione di I Malacarni, il nuovo libro di Paola La Salvia. L’incontro riunisce tre voci che, da prospettive diverse, hanno attraversato il tema della criminalità organizzata con rigore e responsabilità civile. Accanto all’autrice interverrà Giuseppe Cricenti, Consigliere della Corte di Cassazione e scrittore, mentre la moderazione sarà affidata a Ettore Politi, giornalista di lungo corso. Un appuntamento che non è solo culturale, ma un momento di ascolto e consapevolezza.

LE ESPERIENZE

Paola La Salvia porta con sé anni di lavoro dentro le istituzioni e dentro le indagini, un’esperienza che le ha permesso di osservare da vicino la metamorfosi delle mafie nell’epoca della globalizzazione. La sua è una voce che nasce dal vissuto, da ciò che ha visto e da ciò che non ha potuto ignorare.

Giuseppe Cricenti aggiunge la lente del diritto: la complessità dei processi, la responsabilità delle parole che diventano atti giudiziari, la necessità di tenere insieme giustizia, rigore e umanità. La sua presenza offre un equilibrio prezioso tra narrazione e istituzione.

E poi c’è Ettore Politi, che da cinquant’anni racconta la criminalità organizzata. Cinquant’anni di prima linea non sono un titolo: sono un peso specifico. Politi ha attraversato stagioni difficili, ha visto cambiare linguaggi e strategie, ha raccontato la mafia quando farlo significava esporsi. La sua voce è rimasta asciutta, onesta, vigile. Una memoria civile che non si è mai concessa l’indifferenza.

L’OPERA

La mafia non arriva mai dalla porta principale. Preferisce il lato, il punto cieco, il luogo dove lo sguardo si fa distratto. Non fa rumore, non chiede spazio: si adagia nelle crepe del mondo che cambia. Segue le persone che emigrano, i capitali che scorrono, le merci che attraversano oceani. Trova la fessura, sempre.

Ed è in questo movimento continuo che Paola La Salvia sceglie di non restare spettatrice. Entra nella narrazione con la fragilità di chi ha visto troppo per potersi voltare. Porta con sé anni di lavoro silenzioso, di analisi, di fili invisibili ricostruiti uno a uno. Non entra per giudicare: entra perché certe cose, una volta viste, non si dimenticano.

La mafia oggi non sfida più lo Stato: lo attraversa. Si mimetizza nei flussi dell’economia legale, nei bilanci, nelle piattaforme digitali. La ’Ndrangheta lo ha capito prima di tutti: radici ferme, braccia ovunque. La parte più inquietante non è la loro forza, ma la nostra abitudine. La facilità con cui ci convinciamo che “non ci riguarda”.

È lì che si apre la crepa. Non quando la mafia avanza, ma quando noi smettiamo di riconoscerla.

I Malacarni nasce da quella crepa. Da un bisogno semplice e ostinato: guardare meglio. Guardare dove non si guarda mai. Perché la legalità non è un concetto astratto: è un gesto quotidiano, fragile e tenace. E a volte basta una sola persona che non si volta dall’altra parte per cambiare la traiettoria di un’intera storia.

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