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Mariantonietta, folgorata a quindici anni: sei persone rischiano il processo

di Priscilla Rucco -


La notte del 2 maggio 2023

Era nella vasca da bagno, con il telefono in mano collegato al caricabatterie, quando il dispositivo è scivolato nell’acqua. Mariantonietta Cutillo, quindici anni, abitava a Montefalcione, un piccolo comune in provincia di Avellino. Stava facendo una videochiamata con un’amica. La scarica elettrica è stata immediata e fatale. Una morte che ha colpito duramente la comunità irpina e d ha riaperto il dibattito sulla sicurezza degli apparecchi elettronici di fascia bassa presenti sul mercato italiano.

La richiesta della Procura

Il pm del Tribunale di Avellino, Cecilia De Angelis, ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per sei persone, con accuse che vanno dall’omicidio colposo alla frode in commercio. Il Giudice dell’Udienza Preliminare si pronuncerà il prossimo 18 giugno 2026, quando dovrà stabilire se sussistono le condizioni per aprire il dibattimento.

Chi sono gli indagati?

Tre dei sei sono cittadini cinesi: Ding Xiezhao, Han Yuliang e Ren Zongyao, questi ultimi due con residenza a Milano, ritenuti responsabili in qualità di importatori del caricabatterie finito nell’acqua. Insieme a loro, la Procura chiede il processo per due commercianti italiani, residenti rispettivamente nelle province di Pisa e di Lucca, che avrebbero distribuito il prodotto sul territorio nazionale. Per tutti e cinque le accuse comprendono l’omicidio colposo e la frode in commercio.

Il sesto indagato risponde invece della sola frode: si tratta di Francesco Iannaccone, titolare della cartoleria “Peter Pan” di Montefalcione. Secondo l’accusa, avrebbe continuato a vendere quel modello di caricabatterie anche dopo la tragedia, fino almeno al giugno 2023, ignorando – o non verificando minimamente – la pericolosità del prodotto in questione.

Mariantonietta folgorata per un “difetto”

Le indagini, condotte dai Carabinieri della compagnia di Mirabella Eclano con il supporto del Reparto Tecnologie Informatiche del Racis, hanno ricostruito nel dettaglio il meccanismo del guasto. Dentro il caricabatterie era installato un condensatore ceramico di tipo Cy1, componente non conforme alle norme tecniche vigenti. Il deterioramento di quel pezzo avrebbe compromesso l’isolamento tra il circuito elettrico e la superficie esterna del dispositivo, trasformandolo di fatto in un conduttore. Quando il telefono è caduto in acqua, Mariantonietta è entrata in contatto indiretto con la tensione di rete – 230 volt in corrente alternata – senza alcuna barriera protettiva.

A rendere il quadro ancora più grave, l’accertamento sul marchio Ce: il bollino di conformità europea risultava contraffatto, appiccicato sopra quello originale con un’etichetta adesiva. Un falso che avrebbe consentito al prodotto di circolare e di essere venduto come certificato.

I genitori vogliono giustizia

La famiglia di Mariantonietta si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Fabio Tulimiero del foro di Avellino. Tre anni di attesa, di dolore e di indagini infinite. Ora attendono che un giudice stabilisca se le sei persone indagate dovranno rispondere in aula delle proprie responsabilità.

Questa vicenda affronta altri problemi: quello della sicurezza dei dispositivi elettronici a basso costo, spesso importati da mercati extraeuropei, che arrivano nelle case degli italiani con certificazioni false o assenti di cui ignoriamo la sicurezza. Il caso di Montefalcione solleva molte domande: un prodotto apparentemente ordinario, acquistabile in una cartoleria di paese, si è rivelato letale a causa di un componente interno fuori norma. Di chi è la colpa? La filiera commerciale che ha portato quel caricabatterie in quella casa è oggi al centro di un procedimento penale. Il 18 giugno il Gup dirà se è il caso di andare a processo. Nel frattempo migliaia di articoli fuori legge sono ancora in circolazione e vengono venduti in tutto il Paese.


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