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Politica

Il “Fattore M” e la Dottrina Marina: perché la Destra liberale non è un miraggio

Marina Berlusconi blinda Forza Italia nel centrodestra: lodi a Meloni, altolà alle correnti e difesa della destra liberale contro ogni deriva a sinistra

di Anna Tortora -


C’è un rumore di fondo che attraversa i corridoi della politica romana, un brusio che vorrebbe Marina Berlusconi pronta a scavalcare il Rubicone per consegnare Forza Italia alle brume del progressismo d’accatto. Niente di più falso. Chi coltiva questa speranza o questo timore, a seconda del colore della casacca , non ha ancora preso le misure alla primogenita di Arcore. Marina non è una che “gioca” alla politica: la politica l’ha respirata a colazione per trent’anni, tra un bilancio Fininvest e una strategia Mondadori. E la sua non è una discesa in campo, ma una sentenza di campo.

La bussola della stabilità

Il messaggio recapitato ai naviganti è di una chiarezza cristallina: Forza Italia non è un taxi per chi cerca una scorciatoia verso il “campo largo”, né una succursale del PD con le cravatte meglio annodate. Quando Marina elogia la Meloni sulla prudenza fiscale e sulla fermezza atlantica, non sta facendo un favore alla Premier; sta dettando le condizioni del realismo.

La Presidente di Fininvest ha parlato chiaro: “Non tifo per il pareggio”. In quel tifo per la vittoria c’è tutto il pragmatismo di chi sa che la tenuta dei conti pubblici e la credibilità internazionale sono i pilastri su cui poggia l’economia del Paese e, di riflesso, delle aziende di famiglia. È questa la destra liberale: quella che non ha bisogno di urlare nelle piazze perché sa parlare ai mercati e alle cancellerie, e che vede in Palazzo Chigi un interlocutore serio, non un avversario da logorare.

La sintesi campana e i professionisti della discordia

Poi c’è il capitolo interno, che nelle cronache viene spesso dipinto con tinte troppo fosche. Il richiamo all’unità giunto dal tesoriere Roscioli non è una punizione, ma un invito alla responsabilità rivolto a una classe dirigente, come quella campana, che da sempre rappresenta un polmone vitale del partito. L’obiettivo non è soffocare il dibattito, ma ricondurlo in quell’alveo di compattezza che è la vera forza del movimento. È un altolà ai “professionisti della discordia” esterni che sperano di vedere crepe dove c’è solo dialettica.

Marina sa bene che Forza Italia vive di un equilibrio delicatissimo dopo la scomparsa del Cavaliere. Chi prova a tirarla per la giacchetta per trasformare le sue aperture sui diritti civili in un “passaporto per la sinistra”, ha capito poco della sua tempra. Essere liberali sui diritti non significa essere comunisti nell’anima. Significa, semmai, essere talmente sicuri dei propri valori da non temere la modernità, mantenendo però la barra dritta sulla libertà d’impresa e sul garantismo.

Il regalo che non verrà fatto

La stoccata sulla legge elettorale e il costante confronto con Tajani sono il sigillo finale di questa strategia. Avvertire il governo di non fare “regali alla sinistra” attraverso riforme che potrebbero penalizzare i moderati significa rivendicare il peso specifico di un’area che non vuole finire schiacciata nel bipolarismo muscolare.

Chi vorrebbe Forza Italia a sinistra non ha capito nulla. Marina Berlusconi non dà la linea al partito nel senso classico del termine – per quello c’è un Tajani che tesse la tela con pazienza certosina – ma definisce la direzione di marcia. Una direzione che non porta a Largo Nazareno, ma che punta a un Centrodestra moderno e profondamente liberale (non liberal). Chi aspetta lo strappo resterà deluso: la Destra liberale ha trovato la sua custode. E non ha nessuna intenzione di traslocare.

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