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INTERVISTA a Mauro Masi: “L’intelligenza artificiale riscrive il futuro: opportunità enormi, rischi da governare”

di Laura Tecce -


Dopo Internet, la nuova rivoluzione si chiama intelligenza artificiale. Una tecnologia destinata a trasformare economia, lavoro, istituzioni e perfino il concetto di proprietà intellettuale. “L’intelligenza artificiale rappresenta una cesura storica paragonabile, se non superiore, alla nascita di Internet”, sostiene Mauro Masi, presidente della Banca del Fucino ed esperto di innovazione, autore del libro ‘Promemoria. Un viaggio nella modernità, da Internet all’IA, e molto altro’ (Class Editori). “Per la prima volta i confini dell’innovazione non sono del tutto prevedibili. Quel che è certo è che l’AI è qualcosa che può rivoluzionare ogni settore scientifico ed economico ma anche i rapporti sociali. È una tecnologia che si autoalimenta e si evolve: rappresenta una straordinaria opportunità, ma anche un potenziale pericolo».

L’Europa ha scelto la strada della regolamentazione con l’AI Act. È la scelta giusta?

“Il rischio di frenare l’innovazione esiste sempre ma in questo caso condivido l’approccio europeo. Anche gli Stati Uniti stanno andando in quella direzione, mentre la Cina rappresenta un modello completamente diverso. Gli sviluppi dell’intelligenza artificiale sono ancora imprevedibili e non possiamo escludere rischi seri per i cittadini. Per questo servono regole che garantiscano sicurezza senza bloccare l’innovazione”.

L’AI riapre anche il tema della proprietà intellettuale. Come va ripensato il diritto d’autore?

“Già Internet aveva messo in crisi il diritto d’autore tradizionale; l’intelligenza artificiale ha dato il colpo definitivo.  Occorre ripesare un modello nuovo che protegga davvero i creatori. Oggi molti sistemi di AI si addestrano utilizzando materiale coperto da copyright senza riconoscere alcun diritto agli autori: allo stato attuale sono delle vere e proprie ‘macchine di plagio’… È necessario trovare un equilibrio tra sviluppo tecnologico e tutela della proprietà intellettuale”.

E e per quanto riguarda la tutela del lavoro?

“Il rischio di una riduzione dell’occupazione nelle professioni tradizionali è concreto e i governi non devono sottovalutarlo. L’AI svolge operazioni complesse in tempi molto più rapidi rispetto al passato e questo ridurrà il fabbisogno di lavoro umano in molte attività. Allo stesso tempo, però, questa rivoluzione creerà nuove competenze, nuove funzioni e nuove professioni”.

Da banchiere, quali opportunità e quali rischi vede per il sistema bancario?

“L’intelligenza artificiale renderà più efficienti le attività ripetitive e renderà servizi come l’home banking ancora più semplici e personalizzati. Ma il vero vantaggio sarà un altro: liberando il personale dalle incombenze burocratiche, consentirà di dedicare più tempo al rapporto con clienti e territori. Questo sarà un ulteriore stimolo allo sviluppo della ‘banca di prossimità’, in grado di conoscere meglio le esigenze delle persone e quindi di indirizzare con efficienza il risparmio verso gli investimenti produttivi”.

Molti fondi del PNRR sono rimasti bloccati anche per la carenza di personale tecnico nei Comuni. L’AI può aiutare la Pubblica amministrazione?

“Sicuramente sì. Le difficoltà nella gestione del PNRR non riguardano solo l’Italia ma la gran parte dei Paesi europei, perché le procedure sono particolarmente complesse. L’intelligenza artificiale può semplificare la gestione amministrativa e automatizzare molti processi, rendendo più efficiente la macchina pubblica. In alcuni settori, inoltre, i risultati sono già evidenti: dalla medicina all’ingegneria civile, fino all’aerospazio, l’AI sta accelerando progressi che senza queste tecnologie avrebbero richiesto decenni”.

Se dovesse indicare una priorità assoluta al Governo italiano per affrontare la rivoluzione dell’AI quale sarebbe?

“L’Italia ha tutte le carte in regola per essere protagonista di questa rivoluzione. Siamo stati il primo Paese, dopo l’AI Act europeo, ad adottare una normativa nazionale di attuazione. Abbiamo università, competenze e strutture in grado di competere a livello internazionale. Con Internet siamo arrivati in ritardo, ma poi abbiamo recuperato rapidamente. Oggi non dobbiamo ripetere quell’errore: dobbiamo investire subito su formazione, ricerca e innovazione per essere protagonisti della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. La strada imboccata finora mi sembra quella giusta”.


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