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Politica

Meloni resta favorita

di Alessandro Scipioni -

Italian Prime Minister Giorgia Meloni in the Senate chamber during the briefing to Parliament on the government's activity, in Rome, Italy, 09 April 2026. ANSA/ANGELO CARCONI


Grande è la confusione sotto il cielo. Titolo di Massimo D’Alema per un suo libro che pare descrivere il centrosinistra italiano. Divisioni interne al PD, ambiguità del M5S, anime antitetiche che convivono a fatica.

Il campo largo fatica ad accreditarsi come alternativa credibile di governo.

Giorgia Meloni, nonostante le difficoltà post-referendarie, favorita in vista delle politiche.

I sondaggi di inizio aprile 2026 (registrano un campo super largo comprendente PD, M5S, AVS, IV, +Europa, intorno al 45,4%, leggermente sopra un centrodestra al 44,8%).

Meloni prevale però nettamente nei confronti diretti. Batte Schlein di nove punti, Conte di sette, la sinistra avrebbe qualche possibilità in più con Silvia Salis che però dovrebbe prima vincere delle prima contro il tuo stesso segretario. Ed è ben difficile pensare che con due candidati del PD, alla fine non la spunti Conte.

Ma nel frattempo le tensioni su leadership, perimetro e agenda comune, rischiano comunque di azzoppare lo schieramento di centro-sinistra.

Romano Prodi ha definito le primarie di coalizione un giochino pericoloso. Le anime interne, riformisti moderati, giustizialisti, pacifisti radicali, ambientalisti e residui populisti, sono troppo eterogenee per definirsi coerentemente progressiste. Nel centrosinistra prevale spesso un certo massimalismo su pace, diritti e giustizia, che rende difficile un progetto di governo realistico.

Matteo Renzi incarna questa confusione.

Sostiene il campo largo, ma il suo profilo pragmatico suggerisce che preferirebbe imbrigliare il parlamento con una maggioranza di mediazione o un governo tecnico piuttosto che legarsi stabilmente alla sinistra radicale e ai pentastellati.

C’è entusiasmo a sinistra per la vittoria referendaria. PD e M5S l’hanno celebrata come mobilitazione popolare, con Schlein che ha sottolineato il ruolo dei giovani. Questo slancio ha dato ossigeno all’opposizione e favorito un lieve recupero nei sondaggi.

Tuttavia, Elly Schlein è stata molto sottovalutata in passato. Alle primarie PD del 2023 quasi tutti davano Stefano Bonaccini come sicuro vincitore. Un moderato, governatore emiliano, profilo rassicurante. Invece Schlein, con la sua linea più a sinistra, ha vinto grazie all’affluenza forte nei gazebo e al sostegno di elettorati giovani, precari e sensibili ai temi delle cure gratuite e protestatari. I sondaggi tradizionali penalizzano profili come il suo, mentre lei intercetta segmenti mobili e intermittenti che si attivano nelle fasi calde.

Nel centrosinistra prevale un certo massimalismo che potrebbe farla prevalere nuovamente nelle dinamiche interne. Schlein ha già dimostrato di saper giocare le sue carte.

Nessun candidato del PD batterebbe Conte alle primarie se in campo c’è anche la Schlein.

E poi la Salis come giustificherebbe con il suo partito uno scendere in campo contro il segretario, che finirebbe per regalare la premiership ai Conte?

Al di là delle difficoltà economiche, crescita PIL rivista al ribasso, inflazione, contesto internazionale; il governo Meloni può vantare elementi concreti di affidabilità e stabilità che l’Italia non vedeva da un decennio. Una maggioranza coesa senza crisi, spread sotto controllo, record di occupati e disoccupazione ai minimi dal 2007.

 Anche se molti risultati affondano radici nella ripresa post-pandemia e nel PNRR, la gestione è stata prudente ed ha migliorato la credibilità internazionale.

In sintesi, la confusione sotto il cielo dell’opposizione, continua a giocare a favore di Giorgia Meloni.

I sondaggi possono sottovalutare gli elettorati giovani e fluidi, ma al momento la premier resta l’unica figura che trasmetta un’immagine di continuità e stabilità.

Per il centrosinistra il cammino verso un’alternativa credibile passa dal superamento delle proprie contraddizioni. Altrimenti il campo largo rischierà di rimanere un campo minato più che una coalizione vincente.

Leggi anche: Opposizioni a valanga su Meloni. Conte: “Subalternità ignobile”, Schlein: “Incoerente”


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