L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

I governi passano, gli interessi nazionali restano

di Laura Tecce -


In politica la forma è sostanza e nelle relazioni internazionali lo è ancora di più. Per questo l’incidente diplomatico tra Donald Trump e Giorgia Meloni, per quanto clamoroso, deve essere rapidamente ricondotto alla sua giusta dimensione: quella di uno scontro tra leader, non di una frattura insanabile tra Stati. La vicenda è nota e la diffusione dell’audio integrale della telefonata, autorizzata dalla Casa Bianca e trasmessa durante L’Aria che tira, ha confermato la sostanza delle dichiarazioni di Trump e il fatto che il corrispondente de La7 a Washington Daniele Compatangelo abbia svolto il proprio lavoro in modo impeccabile.

Che l’espressione “I felt sorry for her” possa essere tradotta in maniera leggermente diversa non cambia il quadro complessivo. Trump ha utilizzato parole oggettivamente offensive nei confronti della presidente del Consiglio italiana, insistendo poi sul tema anche nei giorni successivi. Inevitabile una reazione dura da parte di Meloni, e quando ha ricordato che “l’Italia non implora nessuno” la premier non ha parlato soltanto a titolo personale: ha difeso la dignità delle istituzioni nazionali. Il rispetto reciproco tra alleati non è negoziabile. Tuttavia, proprio perché la politica estera non si misura con la logica dei social o dei talk show, la fase successiva è importante almeno quanto quella iniziale.

Ed è qui che Meloni ha fatto la scelta giusta. Abbassare i toni, ribadire che gli Stati Uniti restano un alleato strategico e invitare il governo a evitare gesti o iniziative di boicottaggio significa ragionare da leader e non da protagonista di una polemica mediatica. Italia e Usa sono legati da interessi che vanno ben oltre i rapporti personali tra chi occupa temporaneamente Palazzo Chigi o la Casa Bianca. Sicurezza, difesa, intelligence, commercio e stabilità del Mediterraneo rappresentano dossier troppo importanti per essere sacrificati sull’altare di uno scontro verbale. Anche per questo sarebbe stato un errore trasformare la festa dell’Indipendenza americana del 4 luglio in una prova di forza diplomatica.

Disertare un appuntamento istituzionale avrebbe significato inviare a Washington e al mondo un messaggio sbagliato: quello di una crisi strutturale che, in realtà, non esiste. I governi passano, gli interessi nazionali restano. Meloni aveva il dovere di difendere il prestigio dell’Italia. Lo ha fatto, ma ha fatto bene anche a ricordare che il rapporto tra Roma e Washington è troppo importante per essere messo in discussione da una polemica, per quanto rumorosa possa apparire.


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