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Editoriale

È senza immaginazione, ecco perché l’intelligenza artificiale resta tale

di Adolfo Spezzaferro -


L’intelligenza artificiale non si sostituirà mai all’uomo, perché l’intelligenza quella vera – quella umana, appunto – è un’altra cosa. A dar retta alla narrazione dominante, un giorno algoritmi sempre più sofisticati sarebbero stati in grado non solo di elaborare dati, ma di generare idee rivoluzionarie, aprendo strade che la mente umana non potrebbe nemmeno immaginare.

Oggi, però, una delle più vaste ricerche mai realizzate riporta con i piedi per terra i sognatori innamorati dell’Ia. Uno studio dell’Università di Chicago, che ha coinvolto migliaia di scienziati e oltre centomila lavori accademici, giunge a una conclusione tanto semplice quanto dirompente: l’Ia è priva di immaginazione. Infatti le manca ciò che rende davvero creativo il pensiero umano: la capacità di rompere gli schemi, di negare l’evidenza consolidata, di percorrere sentieri apparentemente irrazionali. Le macchine sono imbattibili nel combinare informazioni esistenti, per carità.

Ma è proprio qui che emerge il loro limite strutturale: addestrate sul passato, tendono a riprodurre il passato. Lo studio fa riferimento a una “mente alveare”, ossia modelli che convergono sulle stesse soluzioni, sugli stessi paradigmi, sugli stessi luoghi comuni scientifici. Dove l’uomo vede una deviazione, una provocazione, perfino un errore fecondo, l’algoritmo vede una statistica da rispettare. Ancora più significativa è l’incapacità dell’Ia di formulare ipotesi negative, di dire “forse non è così”.

Ma come sappiamo, la storia della scienza è fatta anche di smentite, confutazioni e intuizioni controcorrente. Senza la possibilità di negare, non esiste vera scoperta. Senza fantasia, non esiste innovazione. Sia chiaro, l’Ia resta uno strumento straordinario per analizzare, ordinare e amplificare la conoscenza. Ma uno strumento, appunto. Ma il progresso scientifico nasce spesso da un’idea improbabile, da una visione eccentrica, da un lampo creativo che nessun data center può prevedere. Insomma, la creatività non è un algoritmo ma è il frutto della libertà umana di immaginare ciò che ancora non esiste.


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