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Politica

Meloni ricorda la strage di Acca Larentia: “Dovere della memoria”

La premier: "Se dissenso diventa aggressione perde la democrazia"

di Pietro Pertosa -


La premier Giorgia Meloni ricorda la strage di Acca Larentia. A Roma, quarantotto anni fa, persero la vita Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Un triplice omicidio, una strage, che portava impresso il marchio del terrorismo politico. I tre giovani pagarono con la vita la vicinanza al vecchio Movimento sociale italiano. Un episodio oscuro e controverso della storia italiana del ‘900, una ferita ancora aperta. Su cui, oggi, è tornata a parlare proprio Meloni.

Giorgia Meloni e il ricordo della strage di Acca Larentia

Sui social, la premier Meloni ha scritto: “Ricorre oggi il 48esimo anniversario della strage di Acca Larenzia. Una pagina dolorosa della storia della nostra Nazione, che ci richiama al dovere della memoria e della responsabilità”. E quindi: “Quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano”. Ma attenzione. Perché l’odio può armare la mano e oggi più che mai la comunicazione politica è intrisa di veleno e contrapposizione.

“Se il dissenso diventa aggressione perde la democrazia”

Perciò Meloni, ricordando Acca Larentia, interviene sullo stato dell’arte del clima politico che si respira oggi. In Italia e nel mondo: “Anche fatti recenti, in Italia e all’estero, ci ricordano quanto a volte possa essere fragile il confine tra confronto e odio, tra parola e violenza. Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde. Sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare”.

Meloni ha quindi aggiunto: “Ricordare significa scegliere ogni giorno il rispetto, il dialogo e la convivenza civile, perché le idee forti non temono il confronto. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale. È questo l’impegno che dobbiamo a Franco, Francesco e Stefano – uccisi ad Acca Larenzia – a tutte le vittime di ieri, a prescindere dal loro colore politico, e alla libertà delle generazioni di oggi e di domani”.


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