“Mi presti 920 euro?” La nuova (doppia) truffa su Whatsapp
Le richieste arrivano (apparentemente) da amici e conoscenti. Ma è una truffa che parte da lontano
Un’altra truffa circola su Whatsapp: “Mi presti 920 euro?”. Oppure 875 euro. Insomma, una cifra precisa. La richiesta arriva da un numero che conosciamo, che ci chiama per nome, e fa (al solito) affidamento sull’urgenza e sull’amicizia. La leva di voler aiutare un amico, forse anche un parente, a fronte di un messaggio diretto, dovrebbe far abbassare la guardia. Ed è proprio lì che colpiscono i truffatori. Basta rispondere, dire di sì e cedere alla richiesta per ritrovarsi con i soldi in meno e un’amicizia irrimediabilmente compromessa. Le segnalazioni sono già tante, circolano sui social e la Polizia postale, nei giorni scorsi, ha messo in guarda gli utenti.
La truffa dei 920 euro su Whatsapp ne nasconde un’altra
Già, perché per arrivare a mettere le mani sui profili “sicuri” di Whatsapp, i malintenzionati ne devono prima carpire i codici. In una parola: smishing. In pratica “pescano” sulla rete, allettando le persone con richieste o promesse di vario genere. In “cambio” di un fantomatico premio o di chissà che, inducono le (prime) vittime a iscriversi sui siti fasulli in rete, lasciando il proprio numero di telefono. A cui, poi, mandano un codice a otto cifre. Se viene condiviso con chi lo manda, e che di solito assicura che si tratta di una misura di sicurezza per l’iscrizione al sito, il proprio profilo Whatsapp finisce nelle mani dei truffatori. Attenzione perché i metodi utilizzati possono essere vari e differenti. Si va dal più classico premio alla richiesta di votare per un concorso, insomma la truffa della ballerina.
Le richieste a raffica
Le motivazioni alla base delle richieste sono le più varie. Entrati in possesso di un account di Whatsapp, i truffatori vedono anche i nomi dei contatti. Ergo, il messaggio talora principia con un Caro X, che abbatte le barriere di scetticismo. Seguito, poi, dalla classica richiesta urgente. Ho problemi con la carta, devo pagare il medico, o il notaio, o chissà quale altro professionista. “Te li restituisco stasera”. La promessa finale. Che certificherebbe la buona fede. In tanti, evidentemente, ci cascano. In molti, però, hanno già denunciato sui social i tentativi di truffa che chiedono su Whatsapp 920 euro oppure 875 o altri importi precisi. Un altro tentativo di rendere affidabile la richiesta. Non cadeteci, ignorate le chiamate. E, se il messaggio vi preoccupa, prima anche solo di rispondere fate una chiamata vocale al (presunto) mittente della richiesta.
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