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Politica

Migranti, l’ora dell’Europa dei fatti

La videocall d'emergenza, chiesta da 23 Paesi europei, metterà a nudo la realtà: il tempo dei predicozzi moralisti è scaduto. Il vertice, un atto d’accusa formale contro un decennio di cecità ideologica

di Angelo Vitale -


Migranti: è l’ora dell’Europa dei fatti. A Bruxelles e nelle cancellerie europee si consumerà oggi il passaggio definitivo verso la condivisione di una gestione più pragmatica dei flussi.

La riunione in videocall

Chiesta da 23 Paesi europei, metterà a nudo la realtà: il tempo dei predicozzi moralisti è scaduto. Il vertice, un atto d’accusa formale contro un decennio di cecità ideologica.

La firma di ben 23 Paesi, un blocco granitico che vede l’Italia e la Danimarca come capofila.

L’Europa chiede ufficialmente di passare dalle parole ai fatti, ricalcando quel “modello Italia” che fino a ieri la sinistra europea tentava di mettere all’indice.

Non si tratta più di un esperimento isolato

Quella svolta strutturale, già evidente nell’ipotesi di istituire Cpr per i migranti illegali in Paesi terzi sulla scorta del protocollo Italia-Albania, è diventata la bussola di una maggioranza comunitaria che non accetta più di essere ostaggio dei trafficanti di esseri umani.

Il piano Meloni, presentato ai leader come una “soluzione innovativa”, il paradigma su cui si fonda la richiesta di raddoppiare gli sforzi per il controllo delle frontiere esterne. Una necessità resa plastica dal fallimento di chi, come il governo spagnolo, ha preferito la retorica dell’accoglienza indiscriminata alla sicurezza dei propri cittadini.

Il tempo di Sánchez è scaduto

In questo scenario, lo spettacolo offerto da Pedro Sánchez rasenta il grottesco. Mentre l’enclave di Ceuta viveva ore drammatiche, assediata da un’ondata di migranti senza precedenti con migliaia di persone che tentavano l’ingresso a nuoto e un bilancio di vittime sempre più crescente, il premier spagnolo ha scelto la via di una dorata latitanza.

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Sánchez ha preferito rifugiarsi nelle vacanze alle Canarie, cercando nel relax delle isole quel consenso che la gestione dei migranti al confine marocchino gli sta negando.

Dall’ombrellone, il premier spagnolo non ha trovato di meglio che scatenare una polemica sterile contro l’Italia, definendo “asimmetrica” e mossa da “interessi politici” la decisione del governo Meloni di sospendere temporaneamente Schengen con Madrid.

La mossa di Roma

Una mossa, quella di Roma, presentata e messa in atto, invece, come una misura straordinaria per tutelare la sicurezza nazionale davanti all’evidente collasso dei migranti alla frontiera spagnola.

Da subito, condivisa nei suoi propositi, anche con le autorità di frontiera francesi.

Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, si è invece spinto a definire il governo italiano «non all’altezza», ma i numeri lo hanno sbugiardato crudamente.

Mentre la Spagna aveva stimato oltre 50mila arrivi solo a Ceuta, il Viminale rivendica un crollo verticale degli sbarchi in Italia sotto la gestione Meloni.

L’impasse di Sánchez è totale. Da un lato deve gestire l’assedio a nuoto di El Tarajal, dove le autorità spagnole sono state costrette a installare barriere galleggianti e a schierare quasi 3mila tra agenti e militari per contenere una pressione che il Marocco utilizza come un’arma geopolitica.

Il richiamo di von der Leyen alla Spagna

Dall’altro, deve incassare il richiamo perentorio di Ursula von der Leyen. La nota della presidente della Commissione è stata una doccia fredda. Ricordando che la migrazione è una «sfida Ue», ha invitato Sánchez a «raddoppiare gli sforzi» e a collaborare. Certificando di fatto che la via spagnola della “solidarietà a parole” è finita in un vicolo cieco.

Mentre Sánchez si perde in tweet polemici per coprire il fumo di Ceuta, il “modello Albania” si rafforza come l’unica via d’uscita per un’Europa che non vuole soccombere alle minacce ibride.

La riunione di oggi segnerà il confine tra chi difende i confini e chi, come Sánchez, gira le spalle alla realtà per non disturbare le proprie ferie. L’Italia ha indicato la rotta.

La Spagna, ferma al palo tra le dune delle Canarie, è rimasta l’ultimo baluardo di un’Europa che non esiste più. Oggi, non solo un vertice.

La videoconferenza d’emergenza, il funerale politico della demagogia migratoria e il riconoscimento definitivo di quanto da quattro anni il governo italiano afferma sulla scena continentale.

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