Milano – Cortina, bufera Trump: “Hess un perdente”
L'atleta Usa aveva criticato l'uso dell'Ice
Una foto combo di Donald Trump e dello snowboarder Hunter Hess (Ansa/Instagram)
Milano – Cortina, una polemica internazionale dopo che il 27enne sciatore freestyle Hunter Hess ha parlato di “emozioni contrastanti” nel rappresentare gli Stati Uniti, suscitando la dura reazione di Donald Trump.
Il presidente Usa lo ha definito “un vero perdente” su Truth Social. E ha messo in discussione la sua presenza nella squadra americana. La tensione ha acceso il dibattito su sport, identità nazionale e libertà di espressione.
Il commento di Hess che ha scatenato la reazione
Nel corso di una conferenza stampa a Milano venerdì scorso, prima dell’apertura ufficiale dei Giochi, Hunter Hess — membro della squadra statunitense di freestyle — aveva detto che “rappresentare gli Stati Uniti in questo momento suscita emozioni contrastanti”. E che per lui, quando indossa la bandiera, conta rappresentare “gli amici, la famiglia e le cose che ritengo buone del Paese”, ma non tutto ciò che accade a livello politico interno.
Nelle sue parole, un tentativo di distinguere l’orgoglio sportivo dal sostegno a ogni aspetto delle politiche nazionali. Hess ha precisato che indossare la maglia non significa automaticamente abbracciare ogni scelta della leadership politica.
Trump attacca: “Non avrebbe dovuto nemmeno provarci”
Due giorni dopo, l’ex presidente e candidato repubblicano Donald Trump ha risposto pubblicamente su Truth Social, definendo Hess “un vero perdente”. E ha sostenuto che se il campione non si sente pienamente rappresentante del Paese. Allora “non avrebbe dovuto provare ad entrare nella squadra” degli Stati Uniti. Per Trump, “molto difficile tifare per qualcuno così”.
Il durissimo tono dell’attacco ha rapidamente fatto il giro dei social e dei media internazionali, trasformando una questione di sentimenti personali in un caso mediatico oltre il contesto sportivo. La parola “loser”, nel linguaggio politico di Trump, una presa di posizione forte che implica un giudizio non solo tecnico sull’atleta, ma anche morale e patriottico.
Reazioni nel mondo sportivo
La polemica, non solo sulle dichiarazioni di Trump. Ex campioni come Mike Eruzione, capitano della storica “Miracle on Ice” del 1980, hanno criticato Hess sostenendo che chi gareggia per gli Stati Uniti dovrebbe pienamente identificarsi con la bandiera che porta.
Altri atleti di Team Usa, come il collega Chris Lillis, hanno espresso ansia e preoccupazione per alcune politiche interne: “cuori spezzati” per certe situazioni riportate nel dibattito pubblico.
Il pubblico ha risposto in modo polarizzato. Da un lato, messaggi di sostegno a Hess e richieste di rispetto per la libertà di espressione. Dall’altro, voci di critica verso la scelta dell’atleta di esternare opinioni così nette durante un evento olimpico. Con alcuni commentatori che hanno sommato accuse di slealtà sportiva a giudizi politici netti.
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