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Sociale

Mitologia della Costituzione

di Michele Gelardi -


La sinistra italiana ha sovraccaricato la “Costituzione più bella del mondo” di funzioni che non le sono proprie. L’ha eretta a mito fondante della nazione e dello Stato, dimenticando che l’una e l’altro le sono anteriori, e da quella dimensione mitologica e sacrale fa derivare l’intangibilità, sia pure a giorni alterni. Più volte modificata, la Costituzione risulta immodificabile al canto di “Bella ciao”, ogni volta che la sinistra intende “resistere”.

La narrazione della sinistra vuole che la nazione italiana, come si riconosce nella Repubblica nata dalla resistenza, allo stesso modo si riconosca in un atto fondativo, sacro e intangibile, ma talvolta tangibilissimo secondo le circostanze. La separazione delle carriere dei pubblici ministeri e dei giudici, presente pressoché in tutti gli ordinamenti democratici, è stata bocciata dall’elettorato, impaurito dalla prospettiva di toccare il feticcio intoccabile, più volte toccato.

In verità la narrazione della sinistra stravolge il senso storico del concetto di “Costituzione”.  In ogni tempo e luogo il potere non si è costituito per atto cartolare. Semmai il potere costituito, divenuto Stato, si è dato delle regole e dei limiti per atto cartolare.

Il Re d’Inghilterra, Giovanni senza Terra, firmò la Magna Charta Libertatum, non già per fondare il suo regno, bensì per limitare i suoi poteri.  Storicamente le Costituzioni sono atti limitativi e regolativi del potere già costituito.

Non fondano alcunché; l’ordinamento giuridico preesiste a qualsivoglia Costituzione, ancorché fosse “la più bella del mondo”. Pensare la Costituzione come atto fondativo dell’ordinamento giuridico significa immaginare l’intera comunità umana come una società per azioni, che non esiste prima del suo atto costitutivo, sottoscritto dai soci innanzi al notaio. E dunque la mitologia della Costituzione, nell’innalzarla a feticcio intangibile, in  realtà la relega ad atto notarile.

Il quadro di riferimento giuspositivistico e la teoria di Hans Kelsen offrono il supporto ideologico per intendere l’ordinamento giuridico come un sistema piramidale costruito a partire da una “Carta”, che funge da Big Bang. Se ne può scorgere un errore logico di fondo, mediante il seguente paradosso.

Se il diritto nasce dall’atto costitutivo cartolare, nella fase convulsa postbellica, caduto il regime fascista e prima dell’entrata in vigore della Costituzione, il cittadino italiano non avrebbe potuto esercitare la legittima difesa dei suoi diritti, perché non li aveva ancora. Si dimentica poi che la nostra Costituzione, all’apice gerarchico dell’ordine giuridico, ha ceduto di fronte a semplici atti amministrativi (DPCM), nel periodo del Covid, e cede ogni giorno di fronte agli atti normativi europei, promossi in via esclusiva dalla Commissione (assimilabile a un corpo amministrativo). 

Al dunque, bisogna chiedersi perché, pur di fronte ad evidenti contraddizioni fattuali e logiche, sia così “resistente” il mito della Costituzione, intesa come atto costitutivo di un ordine già costituito e immodificabile per quanto più volte modificata. La ragione, ad avviso di chi scrive, è da ricercare nella necessità di negare il valore della Traditio.

L’ordine spontaneo evolutivo, che chiamiamo civiltà, si basa sulla consegna, in latino traditio, da una generazione all’altra del patrimonio culturale che costituisce il tessuto connettivo del consorzio sociale. Il pianificatore vuole costruire un ordine diverso da quello tradizionale e ne cerca il fondamento ideologico. Per giustificare i tappi di plastica attaccati alla bottiglia e i pannelli termici delle nostre case, deve demolire l’ordine basato sulla traditio.

Ecco perché i pianificatori del Green Deal oggi, dei piani quinquennali sovietici ieri, sono portati a ravvisare nel Big Bang costituzionale perfino il fondamento della Patria e della Nazione. Al fondo la mitologia costituzionale non è altro che rinnegamento della tradizione, ossia della nostra storia e della nostra civiltà, per la necessità logica di giustificare un ordine costruito mediante pianificazione politica.         


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