L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Cultura & Spettacolo

È morto Dario Antiseri, il filosofo che ha portato il pensiero di Popper in Italia

di Andrea Scarso -


La morte di Dario Antiseri lascia un vuoto profondo nel panorama culturale italiano. Il filosofo è scomparso nella notte nella sua abitazione di Cesi, frazione di Terni, dopo una lunga malattia che negli ultimi anni lo aveva costretto a ridurre drasticamente la sua presenza pubblica. Aveva 86 anni.

Nato a Foligno il 9 gennaio 1940, Antiseri è stato uno dei maggiori interpreti italiani del pensiero liberale e del razionalismo critico, oltre che un instancabile divulgatore della filosofia come strumento educativo e civile.

Dall’incontro con Popper a una filosofia contro ogni dogmatismo

Formatosi tra Perugia e diversi atenei europei, Dario Antiseri fu allievo diretto di Karl Popper, del quale contribuì in modo decisivo a diffondere le idee in Italia. Lo fece sia attraverso l’attività accademica sia con un’intensa produzione saggistica, tra cui una delle biografie più note del filosofo austriaco.

Il cuore del suo pensiero è sempre stato il rifiuto di ogni forma di verità assoluta. Un approccio riassunto efficacemente nel titolo del suo ultimo libro, I dubbi del viandante, pubblicato da Rubbettino, che sintetizza una ricerca intellettuale fondata sul confronto, sul pluralismo e sull’idea che il dubbio sia una risorsa, non una debolezza.

Relativismo, fede e polemiche

Proprio questa posizione gli valse, negli anni, critiche anche dure da parte di alcuni ambienti ecclesiastici, che lo accusavano di relativismo. Un’accusa che Antiseri non solo respingeva, ma rivendicava apertamente, come dimostra uno dei suoi volumi più letti: Cristiano perché relativista, relativista perché cristiano.

Profondamente credente, Antiseri ha sempre sostenuto che il relativismo non fosse in contrasto con la fede, ma anzi ne rappresentasse una condizione di possibilità: la libertà di credere nasce dal riconoscimento della libertà dell’altro.

Il docente e il divulgatore

Accanto all’attività di studioso, Antiseri è stato soprattutto un maestro. Per anni ha insegnato filosofia presso la LUISS Guido Carli di Roma, lasciando un segno profondo in generazioni di studenti, che ne ricordano la passione e l’umanità.

Con Giovanni Reale ha firmato uno dei manuali di storia della filosofia più diffusi nei licei italiani, contribuendo a rendere accessibile una disciplina spesso percepita come distante o elitaria.

Un’eredità che va oltre i libri

La sua produzione saggistica è vastissima e in gran parte pubblicata da Rubbettino. Molti dei suoi lavori sono stati tradotti all’estero, dalla Russia alla Cina. Proprio l’editore Florindo Rubbettino ha voluto ricordarlo sottolineando come «i grandi maestri non muoiano mai davvero», perché le loro idee continuano a vivere nelle persone e nei libri.

Antiseri è stato anche un ponte tra mondi diversi: cultura scientifica e umanistica, pensiero liberale e tradizione cattolica, università e scuola. In un tempo segnato dal ritorno di vecchi e nuovi dogmatismi, il suo insegnamento resta un invito alla tolleranza, al dialogo e alla responsabilità intellettuale.

La morte di Dario Antiseri segna la scomparsa di una delle voci più libere e rigorose della filosofia italiana contemporanea. Ma il suo pensiero, come lui stesso avrebbe probabilmente detto, resta aperto. E quindi vivo.

Leggi anche: È morto James Van Der Beek: l’attore di Dawson’s Creek aveva 48 anni


Torna alle notizie in home