Giustizia e tecnologia, dal Senato il confronto che guarda al post-riforma
Mauro Nicastri,
Nei giorni scorsi si è svolto nella sala Zuccari del Senato della Repubblica il convegno dal titolo “Tecnologia e riforma della giustizia: l’Italia che innova per i cittadini. Tempi della giustizia, economia e prospettiva europea”, promosso dalla Fondazione AIDR, dando ufficialmente avvio a un tour itinerante nazionale dedicato alla tecnologie e alla riforma della giustizia.
Nel suo intervento, Mauro Nicastri, presidente della Fondazione AIDR, ha dichiarato: «La tecnologia non è un fine, ma uno strumento da utilizzare con competenza, responsabilità e visione, per ricostruire fiducia nella magistratura e garantire tempi certi ai cittadini».
Nicastri ha inoltre richiamato la proposta avanzata da AIDR già nel 2019 sull’uso di algoritmi a supporto delle nomine del Consiglio Superiore della Magistratura, come esempio di coraggio riformatore orientato a criteri più trasparenti, oggettivi e verificabili.
I protagonisti del confronto e i temi affrontati
Nel corso del convegno, moderato dalla giornalista Mediaset, Ida Molaro, sono intervenuti il Senatore Guido Liris che ha richiamato la necessità di un confronto istituzionale continuo e concreto, il componente del Consiglio Superiore della Magistratura, Claudia Eccher, il Presidente della Corte d’appello di Reggio Calabria, Caterina Chiaravalloti, il professore e avvocato, Nico D’Ascola, il professore e avvocato, Fabrizio Criscuolo, il professore e avvocato,
Eugenio Prosperetti e l’avvocato Maddalena Boffoli, affrontando temi cruciali: dall’impatto degli errori giudiziari sull’economia e sulla vita delle persone, ai risarcimenti ex Legge Pinto, dalle criticità del sistema correntizio alla prospettiva dei due Consigli Superiori della Magistratura come possibile garanzia di maggiore equidistanza tra pubblico ministero, avvocati e giudici, fino al ruolo dell’Unione Europea e all’implementazione responsabile dell’Intelligenza Artificiale nel sistema.
Il messaggio emerso dal Senato è chiaro: la riforma della giustizia non può prescindere da un uso intelligente della tecnologia e da un dialogo stabile tra istituzioni e professionisti.
Un dibattito pacato e orientato al giusto processo
Molti nel corso del convegno hanno manifestato il più sincero gradimento per l’assenza di pressione mediatica rivolta al prossimo referendum. Il discorso sulla riforma della giustizia è stato avviato in senso ampio, sereno e pacato. Nulla a che vedere con toni aspri e contrapposizioni feroci come invece avvenuto altrove.
Anche il ruolo dei giuristi civilisti è emerso come interessato alla riforma, sia dal punto di vista dell’efficienza del sistema giustizia, sia dal punto di vista dell’attuazione del principio costituzionale del giusto processo.
Da quest’ultima prospettiva, in particolare, il giusto processo ha assunto rilievo come processo efficiente ma anche come processo di ragionevole durata.
Il tema della separazione delle carriere e della duplicazione dei Consigli Superiori della Magistratura non può essere riguardato se non in connessione con la digitalizzazione del sistema e delle concrete procedure giudiziarie. Tecnologia e giustizia camminano sullo stesso sentiero per realizzare un giusto processo, sia penale, sia civile, e un corretto uso della tecnologia digitale deve essere inteso nello spirito del servizio al cittadino, per riportare la fiducia nell’ordinamento, nella terzietà e nell’imparzialità del giudice.
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