Non solo aerei, il caro gasolio può fermare bus e traghetti
L'allarme di armatori e delle organizzazioni di categoria. Il turismo (e non solo) rischia grosso
Non solo aerei: a rischio per il caro gasolio pure i traghetti e i bus. Dal trasporto locale fino a quello turistico, sarà un’estate da brividi se la situazione nel Golfo Persico non si sbloccherà presto. Lo scenario è a dir poco inquietante e le organizzazioni di categoria già corrono ai ripari. E, intanto, chiedono aiuto a governo e istituzioni. Altrimenti i trasporti rischiano di bloccarsi. Dagli armatori fino alle compagnie del trasporto pubblico locale, la vicenda è in fieri e le notizie che arrivano da Hormuz non sembrano le più positive.
Caro gasolio, oltre agli aerei a rischio traghetti e bus
L’aumento dei carburanti può mettere in ginocchio il trasporto. A cominciare dai traghetti. Assarmatori e Confitarma hanno già lanciato un allarme nel fine settimana. “L’aumento del costo dei carburanti causato dalla grave crisi in atto impatta in modo rilevante sui servizi marittimi regolari per passeggeri e merci, sulle rotte nazionali e sui collegamenti da e per le isole maggiori e minori”. Finita qui? Macché. “Il rischio – quantomai concreto – è quello di una compromissione stessa di questi servizi, fino ad una possibile riduzione dell’offerta o, nei casi più critici, al venire meno dei collegamenti marittimi essenziali per la continuità territoriale”.
Passeremo un’estate in bici?
Il caro gasolio, oltre ai traghetti, fa paura pure ai bus. A cominciare da quelli turistici. La denuncia di An.Bti Confcommercio Riccardo Verona: “La situazione del comparto dei Bus Turistici ha ormai superato ogni livello di sostenibilità. L’andamento dei carburanti, dopo effimere riduzioni di prezzo, continua a peggiorare ora dopo ora, trascinando le imprese verso una crisi che rischia di diventare irreversibile”. Ma non è tutto: “Serve un segnale immediato, concreto e non più rimandabile: senza interventi urgenti, per il nostro comparto non ci sarà un domani. È il momento di fare fronte comune perché la crisi è trasversale e colpisce tutti. Divisi non andremo da nessuna parte, uniti possiamo ancora difendere il futuro del settore”.
Torna alle notizie in home