Nutella: quando la dolcezza è un affare sempre più amaro
Cronaca di un mito che cambia bandiera
Ferrero lancia Nutella Peanut in America e la notizia arriva in Italia come un sussurro stonato: la crema che abbiamo trasformato in rito domestico ora parla un’altra lingua, un’altra logica, un altro continente. Non è più solo un prodotto: è un atto geopolitico travestito da spalmabile.
La ricetta cambia — più arachidi, più calorie, più “american dream” — e sembra quasi che Ferrero stia dicendo al mondo che la Nutella originale è troppo europea, troppo lenta, troppo legata a un’idea di infanzia che non fa più margine. Il barattolo diventa un messaggio: il centro non è più qui.
Il barattolo che cambia lingua
Mentre i social impazziscono per un cucchiaio di crema, Ferrero continua a ridisegnare la mappa industriale del pianeta. Stabilimenti che crescono in Illinois e Ontario, investimenti miliardari, l’acquisizione di Kellogg che apre la porta alla colazione americana — il vero campo di battaglia del food. È un’espansione chirurgica, quasi militare: presidiare, produrre, colonizzare scaffali.
E l’Italia? Rimane la terra dei test, dei barattoli fantasma avvistati tra Cuneo e provincia, come se il Paese che ha dato i natali alla Nutella fosse diventato un laboratorio periferico, un pubblico di prova. Il lancio ufficiale arriverà “tra uno o due anni”, forse. Il tempo necessario perché il mercato decida se siamo ancora rilevanti o solo nostalgici.
Il mito che tradisce per sopravvivere
Nutella Peanut non è una variazione sul tema: è un segnale. Dice che Ferrero non è più la multinazionale italiana che conquista il mondo, ma un gruppo globale che usa l’Italia come memoria affettiva e l’America come futuro industriale. Dice che il gusto non è più un fatto culturale, ma un algoritmo di espansione. Dice che anche i miti, quando diventano miliardi, devono imparare a tradire la propria origine.
E noi restiamo qui, con un cucchiaio in mano, a chiederci se la Nutella che conoscevamo era davvero nostra o solo un’illusione di appartenenza. Il barattolo cambia, il mondo cambia, e la dolcezza — quella sì — diventa un affare sempre più amaro.
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