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Attualità

Orizzonte di fuoco: il piano per il ritiro dei mille italiani della Missione Unifil dal Libano

Le prossime scelte dettate da una realtà divenuta insostenibile

di Angelo Vitale -

Un immagine del convoglio di caschi blu italiani impegnati nella Missione Unifil in Libano del Sud


Il destino della missione Unifil dei mille soldati italiani schierati nel sud del Libano è ormai segnata da un conto alla rovescia il cui piano punta dritto alla fine del 2026.

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Missione Unifil verso la chiusura

Nonostante la dedizione degli alpini della Brigata Taurinense e dei reparti d’élite che presidiano le basi di Shama e Al Mansouri la missione Unifil si avvia verso una chiusura forzata. Una scelta dettata dalle nuove pressioni internazionali e da una realtà sul campo divenuta insostenibile.

Le note di rapporto del ministero della Difesa confermano che l’operatività dei nostri reparti è oggi concentrata sulla protezione forzata dei perimetri. Tutto questo, mentre i detriti dei razzi intercettati cadono regolarmente sulle postazioni dei caschi blu trasformando la missione di pace in una pericolosa resistenza di prima linea.

E mentre il comando generale di Unifil resta in continuità strategica, coordinato dai vertici Onu a Naqoura. Un centro nevralgico per il piano della Missione Unifil, nell’estremo sud del Libano, all’interno del Distretto di Tiro, a ridosso del confine con Israele.

Le indiscrezioni

Le indiscrezioni che filtrano dagli ambienti governativi indicano una transizione rapida verso una missione puramente bilaterale. Un intervento finalizzato a potenziare l’esercito libanese come unico argine contro l’instabilità ma il rischio di un vuoto di potere nel 2027 preoccupa i vertici del Covi, il Comando Operativo di Vertice Interforze.

Il turnover semestrale continua a portare tra le montagne del Libano l’eccellenza delle nostre Forze Armate, dall’élite della fanteria leggera con i fanti aeromobili ai guastatori del Genio. Eppure, l’incertezza sul futuro politico dell’area pesa sulla pianificazione strategica di Roma.

Mentre il comando del Settore Ovest gestisce una tregua sempre più fragile lungo la Blue Line, l’Italia si prepara a gestire un ritiro ordinato che eviti di trasformare un decennio di sforzi diplomatici in una ritirata sotto il fuoco incrociato tra Israele ed Hezbollah.


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