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Pandoro gate: chiesta condanna a 1 anno e 8 mesi per Chiara Ferragni

L'influencer: Ero in buona fede. La sentenza a gennaio

di Dave Hill Cirio -


Oggi in tribunale, Chiara Ferragni all’udienza decisiva del cosiddetto “Pandoro Gate” che riguarda la vendita dei dolci firmati con finalità benefiche. I pubblici ministeri Cristian Barilli e l’aggiunto Eugenio Fusco hanno pronunciato la loro requisitoria: chiedono una condanna per truffa aggravata nei confronti dell’influencer a 1 anno e 8 mesi.

Pandoro Gate: i pm vogliono la condanna per Chiara Ferragni

Secondo l’accusa, tra il 2021 e il 2022 Ferragni avrebbe ingannato i suoi follower e i consumatori con campagne pubblicitarie fuorvianti legate al “Pandoro Pink Christmas” di Balocco e alle uova di Pasqua. I pm sostengono che il prezzo dei prodotti non includesse realmente la parte promessa per la beneficenza, e che l’influencer abbia ottenuto un “ingiusto profitto” per circa 2,2 milioni di euro. Da qui la richiesta di condanna per Ferragni nel caso Pandoro gate.

In apertura d’udienza, Ferragni è arrivata al Palazzo di Giustizia di Milano molto presto, per evitare i fotografi e le telecamere.

Il giudice titolare, Ilio Mannucci Pacini, ha dovuto prima decidere sulla richiesta di ammissione dell’associazione “La Casa del Consumatore” come parte civile: è l’unica rimasta, dopo che altre associazioni avevano chiuso accordi al di fuori del processo.

Nel corso dell’udienza, la difesa di Ferragni ha ribadito la sua linea: l’influencer sostiene di aver sempre agito in buona fede, senza trarre vantaggio illecito, e richiama le donazioni già effettuate per un totale di 3,4 milioni di euro.

Ferragni aveva chiesto il rito abbreviato, insieme agli altri imputati, per accelerare il giudizio in un’udienza riservata, auspicando una sentenza meno aspra.

Dal punto di vista mediatico, la reazione rimane divisa. Alcuni commentatori considerano grave che un’influencer così potente possa essere accusata di aver mescolato marketing e solidarietà in modo così poco trasparente. Altri la difendono, sostenendo che abbia già riparato il danno con le sue donazioni e che l’inchiesta sia cresciuta attorno a un errore comunicativo piuttosto che a un vero inganno criminale.

La sentenza

La sentenza è attesa per gennaio 2026, quando il giudice deciderà se accogliere la richiesta di condanna. Fino ad allora, il processo resta al centro del dibattito pubblico. Mette in luce non solo una vicenda legale, ma anche il ruolo e le responsabilità degli influencer nelle campagne di beneficenza.

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