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L'intervista

Paolo Alli – Europa, difesa comune e crisi della politica: “Servono meno ideologie e più pragmatismo”

di Cinzia Rolli -


Paolo Alli, già Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato, il primo italiano a ricoprire l’incarico dopo 55 anni, e attuale Presidente di Alternativa Popolare, è Segretario Generale della Fondazione De Gasperi e collabora come Advisor per il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Alli incarna l’autorevolezza politica italiana da Bruxelles a Washington fino alle piazze italiane.

Lei è stato al vertice dell’Assemblea Nato. De Gasperi sognava l’Esercito Comune Europeo già negli anni ’50. Con le guerre ai confini dell’Europa, se gli Usa decidessero di disimpegnarsi, saremmo capaci di difendere la nostra democrazia?
“Alcide De Gasperi fu uno straordinario profeta che, come egli stesso amava ripetere, guardava alle future generazioni e non alle prossime elezioni. Per lui la Comunità Europea di Difesa, proposta dai francesi e successivamente da essi stessi bocciata nel 1954, rappresentava la via maestra per l’integrazione politica. Al punto che nell’articolo 38 del trattato fu inserito il potere costituente con l’elezione di un parlamento e di un Ministro della Difesa. Cose che in fondo sono già avvenute, perché il Parlamento europeo è eletto dai cittadini e ora abbiamo anche un Commissario per la Difesa. De Gasperi era uomo pragmatico, non pensava ad un esercito europeo vero e proprio, ma ad una forza composta da 8 battaglioni, uno per ciascun paese membro della CECA, in coordinamento e sinergia con la Nato. Dopo 70 anni siamo tornati a parlare di una difesa comune europea che, per come si è evoluta la situazione negli ultimi decenni, anche oggi non può prescindere dalla Nato. Specie ora che anche Finlandia e Svezia sono entrate nell’alleanza atlantica, rendendola di fatto quasi completamente sovrapponibile all’Ue. Con l’aumento degli investimenti per la difesa e con lo sforzo, in atto da anni, di realizzare nuove sinergie in campo militare tra Ue e Nato, sono convinto che l’Europa sia in grado di difendersi autonomamente, come ormai affermano anche importanti leader europei, a partire da quelli polacchi che hanno scelto di portare le spese per la difesa al 5% del Pil. E ciò soprattutto dopo che, per la prima volta, Francia e Regno Unito hanno dichiarato la disponibilità, in caso di necessità, di mettere a disposizione le proprie testate per fornire all’Europa l’ombrello nucleare finora garantito dagli Stati Uniti. Non penso affatto che gli Usa abbandoneranno l’Europa, che ha sempre rappresentato per loro il baluardo contro qualsiasi rischio da est. Quando Trump dice che loro ci hanno difeso per quarant’anni, dovrebbe invece dire che per quarant’anni l’Europa si è prestata a fare da barriera anche per gli Stati Uniti e l’intero mondo occidentale.

In Italia e in Europa assistiamo a una polarizzazione netta. Non teme che la moderazione sia diventata sinonimo di irrilevanza politica?
“De Gasperi non ha mai parlato di moderati, piuttosto, riferendosi in particolare ai cattolici, li vedeva come ’moderatori del Paese nei momenti di pericolose transizioni’. Ed essere moderatori non significa essere persone non appassionate, il contrario. Forme di polarizzazione hanno sempre caratterizzato il nostro continente e anche il nostro paese: l’Italia è sempre stata divisa tra un blocco liberal-riformatore e un altro di tipo progressista. È vero che oggi questa polarizzazione tende a radicalizzarsi sulle ali estreme, a causa della presenza crescente di nazionalismi e populismi di destra e di sinistra. Ciò non toglie che la grande maggioranza degli elettori italiani ed europei non ami affatto queste derive. La Francia ne è un esempio lampante”.

Dalla sua esperienza nel settore energetico, come valuta la corsa al Green Deal?
“Il Green Deal è figlio di una giusta aspirazione al rispetto dell’ambiente, viva soprattutto nelle giovani generazioni che guardano al futuro, ma anche di un approccio ideologico che ha portato, in nome della governabilità dell’Europa, a posizioni spesso non realistiche. Quello che l’Europa ha fatto negli ultimi decenni a favore dell’ambiente non lo ha fatto nessun altro Paese al mondo. E questi ’altri’ ne approfittano per operare una concorrenza sleale nei confronti del sistema produttivo europeo, che deve sopportare i costi assai più elevati imposti dal rispetto delle normative ambientali. In realtà, soprattutto nel settore energetico, è sempre più necessario esplorare le nuove tecnologie, a partire dai combustibili alternativi, dal nucleare di ultima generazione e dall’energia di fusione, settore in cui la ricerca sta facendo passi da gigante. Anche le fonti rinnovabili hanno un impatto importante, ma non può essere risolutivo. Occorre far cadere alcuni tabù, come ha ricordato la stessa presidente della Commissione Europea”.

L’astensionismo è in forte ascesa. La politica viene percepita come distante e non portatrice degli interessi comuni. Cosa direbbe a un giovane che ha deciso di non andare più a votare?
“Le colpe accumulate dalla politica sono gravissime, soprattutto in Italia, ma anche in altri paesi europei. La disaffezione rispetto al voto è solo la classica punta dell’iceberg, le vere radici stanno in una politica che ha abbandonato l’aspirazione principale di De Gasperi, cioè quella alla giustizia sociale. Nel suo testamento politico, De Gasperi scriveva: «La libertà politica è legata alla libertà economica e la democrazia senza la giustizia sociale sarebbe una chimera o una truffa». Non usava mezzi termini. Oggi la gran parte dei cittadini si sente truffata dalla democrazia perché la giustizia sociale non è più la molla che muove l’azione dei politici, in Italia come in quasi tutte le parti del mondo. A un giovane direi che ha senso votare e impegnarsi nel sociale e nella politica proprio per tornare agli ideali originali di Gasperi e dei grandi statisti che hanno fatto grandi l’Italia, l’Europa e l’Occidente”.

Lei ha definito la Costituzione ‘materia viva’ e la giustizia il ‘banco di prova della libertà dei cittadini’. Come la vittoria del Sì al referendum rafforzerebbe questa libertà?
“Il sistema giudiziario deve essere libero dalla politica, ma non da quella del Parlamento, eletto e legittimato dai cittadini, bensì dalla politica delle correnti interne alla magistratura, che di legittimazione non ne hanno alcuna. Occorre liberare la magistratura dalla politica deteriore delle connivenze tra giudici e pubblici ministeri, che non garantiscono un giusto processo, delle carriere fatte per raccomandazioni e non per merito, della mancanza di sistemi di controllo che garantiscano che il magistrato che sbaglia paghi per il proprio errore, come accade a tutte le persone normali. Libertà da lottizzazioni che premiano pochi e sacrificano la gran parte dei magistrati che lavorano con serietà, dedizione, senso del dovere e, spesso, assumendosi rilevanti rischi personali. La Costituzione non ha mai difeso i privilegi di nessuno, ha sempre tutelato i diritti di tutti, affermando i doveri di ciascuno. Il sì alla riforma ci porterà molto più vicini al sogno dei Padri Costituenti”.


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