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Parla Roberto Capobianco, Presidente Conflavoro-PMI: “Ora basta sopravvivere, dobbiamo tornare a crescere”

di Laura Tecce -


Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel suo messaggio alla sedicesima assemblea di Conflavoro che si è svolta mercoledì a Roma, ha definito le piccole e medie imprese la “spina dorsale” della Nazione e ha affermato che lo Stato deve essere “un alleato, e non un nemico di chi lavora e produce”. Musica per le orecchie del presidente della confederazione Roberto Capobianco. “È quello che chiediamo da sempre: uno Stato che accompagni chi vuole fare impresa. Noi non chiediamo privilegi, chiediamo condizioni per poter competere. Il messaggio della presidente Meloni va nella direzione giusta, ma adesso dobbiamo trasformare le parole in strumenti concreti. Le nostre proposte sono sul tavolo proprio per questo”.

Presidente Capobianco, la sedicesima assemblea nazionale di Conflavoro è un traguardo importante. Ma soprattutto è stata un’assemblea molto partecipata, con più di mille imprenditori arrivati a Roma. Che cosa avete voluto dire alla politica?

“Abbiamo voglia di futuro, abbiamo voglia di crescere. Non vogliamo essere più piccoli, vogliamo avere la nostra parte nell’economia globale. E per farlo dobbiamo puntare tutto sull’investimento. Il Governo ha fatto tanto e ha tenuto i conti in ordine, dando al Paese credibilità. Adesso, però, è il momento di dare fiducia alle imprese e creare le condizioni perché possano investire e produrre vero valore. È il messaggio che abbiamo portato all’assemblea: una piccola impresa non deve avere come destino quello di rimanere piccola, l’Italia delle PMI non può accontentarsi di sopravvivere. Abbiamo imprenditori pieni di coraggio e di fiducia nel futuro. Adesso bisogna dare loro gli strumenti per correre. Quando le imprese italiane camminano, il Paese corre. E se corrono, l’Italia si accende”.

Avete presentato tre proposte molto precise per la prossima legge di Bilancio: “Utile Zero”, “Bolletta Massima” e “Ricerca in Fabbrica”. Perché avete scelto di insistere proprio sugli investimenti?

“Perché le imprese sono stanche, ma non hanno perso il coraggio. Da Nord a Sud gli imprenditori vogliono continuare a lavorare, investire e creare occupazione. Quello che chiediamo è di essere liberati dagli ostacoli che impediscono una crescita responsabile e ci tengono lontani dai livelli europei e mondiali. Le nostre tre proposte hanno un unico obiettivo: spostare le risorse dalla logica del sussidio a quella dell’investimento. Le abbiamo sintetizzate in tre verbi: investi, produci, cresci”.

La prima proposta riguarda gli utili.

“Con “Utile Zero” chiediamo tasse zero sugli utili che restano in azienda e vengono reinvestiti entro due anni, insieme a un credito d’imposta automatico per chi investe subito. È un modo concreto per premiare chi rischia, mette capitale nell’impresa e decide di crescere. Se vogliamo aumentare la produttività del sistema Italia dobbiamo incentivare chi produce valore, non semplicemente chi riesce a sopravvivere”

La vostra richiesta è netta: un tetto al costo dell’energia per le PMI.

“L’energia è vitale per le imprese ed è ancora più strategica se guardiamo allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, che è una tecnologia fortemente energivora. Dobbiamo produrre più energia in Italia e in Europa, ma dobbiamo anche garantire alle aziende una maggiore prevedibilità dei costi. Negli ultimi giorni abbiamo visto iniziative sul prezzo dei carburanti, noi chiediamo qualcosa di strutturale: una legge che consenta di introdurre un tetto massimo alla bolletta delle PMI, parametrato ai valori europei, per evitare che un’impresa si trovi improvvisamente davanti a costi che non può governare”.

Anche il Governo ha indicato energia e competitività come temi strategici: il sottosegretario Durigon, intervenendo all’assemblea, ha parlato della necessità di costruire un mix energetico richiamando anche il nucleare di nuova generazione. È una prospettiva che condividete?

“Certamente dobbiamo guardare al medio e lungo periodo. L’Italia ha bisogno di energia disponibile, sicura e a costi competitivi. Ma soprattutto dobbiamo smettere di considerare l’energia soltanto come un costo: è una condizione necessaria per produrre, innovare e competere”.

Altro tema attualissimo: l’intelligenza artificiale. Lei ha detto che può essere proprio la tecnologia che permette alla piccola impresa di diventare grande. Non è un paradosso?

“No, è esattamente il contrario. L’intelligenza artificiale può consentire alla piccola impresa di fare, con pochissimo, quello che fino a ieri era possibile soltanto a una grande azienda. Una realtà con cinque dipendenti, se sa utilizzare bene l’IA, può avere competenze e strumenti che prima richiedevano interi reparti e strutture molto più grandi. Per questo abbiamo scelto di investire anche sulla formazione e lanceremo l’Academy di Conflavoro, con percorsi dedicati sia ai datori di lavoro sia ai lavoratori”.

Eppure tra i lavoratori la paura che l’intelligenza artificiale possa sostituire posti di lavoro è ancora molto forte…

“Quando si apre una porta e si supera la paura, si capisce che quella stessa paura può diventare una grande opportunità. In molte aziende l’IA sta già consentendo di aumentare le competenze e la produttività. E se cresce la produttività, devono crescere anche gli stipendi. È il ragionamento che abbiamo fatto in assemblea: più valore nei prodotti, più produttività nelle imprese, salari più alti e quindi più consumi. È un circolo virtuoso che può contribuire anche alla crescita del Pil”.

Anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha insistito sul ruolo delle PMI e sulla necessità di rendere energia e intelligenza artificiale accessibili e sostenibili. Il turismo è uno dei settori nei quali le piccole imprese hanno un peso enorme.

“Assolutamente. Il turismo è un esempio perfetto di quanto le PMI siano decisive per l’economia italiana. Dietro ogni territorio, ogni struttura ricettiva, ogni attività legata all’accoglienza c’è un tessuto di piccole imprese. E se queste imprese crescono, cresce tutto il territorio. Per questo dobbiamo mettere le PMI nelle condizioni di innovare e di investire”.

Parliamo di Europa. Spesso l’Ue rischia di produrre più burocrazia che soluzioni. Che cosa chiedono oggi gli imprenditori?

“Più Europa sì, ma un’Europa giusta e a misura di imprese italiane. Se si danno norme che possono essere applicate soltanto da aziende che hanno un ufficio legale interno, mentre dall’altra parte abbiamo una piccola impresa con una segretaria e un ragioniere, è evidente che l’impatto della burocrazia diventa enorme. Sono giornate di lavoro, costi e tempo sottratti alla gestione dell’impresa. L’Ue deve fare norme che tengano conto anche delle piccole realtà, non soltanto delle multinazionali”.

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