Sì al referendum per una giustizia libera: parla il sindaco di Scafati Aliberti
Pasquale Aliberti, medico e storico esponente di Forza Italia, assolto da tutte le accuse giudiziarie, illustra le ragioni del suo sì al referendum. L’intervista offre una riflessione sulle dinamiche istituzionali e sulla necessità di promuovere una magistratura autonoma, capace di valorizzare il merito e di esercitare le proprie funzioni senza condizionamenti politici.
Alla luce degli articoli 13 e 27 della Costituzione, ritiene che il referendum sia necessario per limitare gli abusi della custodia cautelare e rafforzare la presunzione di innocenza?
Una magistratura autonoma dalle correnti presuppone la valorizzazione di magistrati che agiscono senza condizionamenti. Si possono commettere anche errori, è umano. Non avere protezioni di apparato significa lavorare con coscienza sapendo della responsabilità che è in capo ad un Pubblico ministero.
Dopo la sua esperienza personale, la separazione delle carriere è indispensabile per garantire giudici imparziali?
Io sono stato assolto in primo grado, perché il fatto non sussiste. Ho trovato un giudice che ha avuto la personalità, dimostrando autonomia e capace in 250 pagine di emettere una sentenza che tenesse conto della prova che si era formata nel giudizio e non attraverso il venticello del sospetto oppure attraverso dichiarazioni di persone interessate che andavano in procura Per distruggere l’uomo e non per far emergere la verità. Una maggiore imparzialità e data sicuramente dalla separazione delle carriere, perché nel processo deve esistere un’accusa una difesa e un giudice. Oggi esiste un’accusa che spesso diventa giudice ed un giudice che alcune volte diventa accusa che fanno parte della stessa squadra. La difesa è sicuramente meno tutelata. Tutto questo poi dipende anche dalla qualità e dalla professionalità e dall’autonomia di chi è cosciente del ruolo che ricopre.
Il voto favorevole può ridurre concretamente il rischio di errori giudiziari e di detenzioni ingiuste prima della sentenza definitiva?
Ne sono convinto. Perché gli errori giudiziari e quel rapporto che esiste tra il giudice e il Pubblico ministero – che dipende anche da una frequentazione allo stesso ordine professionale – è quasi naturale. Così come è vero che vi sono magistrati, fuori dagli apparati dalle correnti, che in questa riforma sono schierati apertamente per il Sì.
Il “Sì” può rendere la giustizia più garantista e rispettosa dei diritti fondamentali?
La riforma, da sola, non basta a determinare una buona giustizia. Alcune regole, però, servono per limitare quel potere enorme che oggi è in capo alle correnti. Che senso ha costituire correnti all’interno della magistratura? A chi e a cosa servono? Chi determina il CSM? Quali sono i poteri del CSM?
Se proviamo a dare risposte a questi quesiti, abbiamo la percezione che alcune regole, se cambiate, rendano la magistratura più autonoma, sempre assolutamente svincolata dai partiti e dalla politica, e nella condizione di valorizzare i magistrati migliori.
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