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Ceuta e i centri in Mauritania: il doppio standard di Pedro

di Laura Tecce -


Giovane, elegante, comunicativamente efficace. Per anni il premier socialista, Pedro Sánchez è stato raccontato come il simbolo della sinistra europea dell’accoglienza, dei buoni sentimenti e delle buone intenzioni: il perfetto leader progressista antitesi dei sovranisti, l’uomo che ha sfidato persino Donald Trump. Un guapo vero. Poi però arriva il momento in cui la narrazione perfetta si scontra con la realtà. E la realtà si chiama difesa dei confini, si chiama fermezza, si chiama rimpatri immediati. Si chiama Ceuta. Ma facciamo un passo indietro. Mentre in Italia la sinistra e le sue propaggini mediatiche continuano a demonizzare i Centri di Permanenza per il Rimpatrio in Albania voluti dal governo Meloni – strutture destinate al trattenimento amministrativo di immigrati destinatari di un provvedimento di espulsione – il “modello” Sánchez da tempo percorre una strada che va nella stessa direzione politica.

La Spagna finanzia infatti in Mauritania centri di trattenimento amministrativo per migranti, operativi dal 2025 grazie a fondi statali spagnoli e risorse finanziarie dell’Unione Europea, nell’ambito della cooperazione con le autorità mauritane per fermare le partenze dei barconi verso le isole Canarie. I due modelli non sono giuridicamente identici, ma condividono la stessa logica: gestire una parte della pressione migratoria fuori dai confini Ue attraverso accordi con Paesi terzi.

Il paradosso Sánchez e il silenzio delle anime belle

Sia chiaro, il tema non è che Sánchez sia intervenuto per difendere l’exclave di Ceuta dall’invasione di clandestini o abbia deciso di collaborare con i Paesi di transito esternalizzando almeno in parte la gestione degli immigrati. Il vero paradosso è un altro: la narrazione costruita per anni attorno alla sua figura. Quella secondo cui certe politiche sono inaccettabili se proposte da destra e improvvisamente “ragionevoli” quando a metterle in pratica è un governo socialista. E dunque, dove sono oggi le anime belle dell’accoglienza senza limiti? Dove sono le ONG? Dove sono i professionisti dell’indignazione? #restiamoumani in questo caso non vale? Ceuta lo dimostra meglio di qualsiasi slogan o hashtag: la realtà, alla fine, vince su qualsiasi ideologia. O utopia. E ricorda ai campioni dell’accoglienza una verità tanto semplice quanto scomoda: i confini non sono un’invenzione della destra. Sono una responsabilità di chi governa.

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