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Politica

Conte e Vannacci, la strana coppia sulla via di Kiev

Conte stoppa gli aiuti a Kiev e incrocia la linea di Vannacci. Il campo largo si divide, tra Pd e M5S esplode il caso della politica estera

di Anna Tortora -


A furia di rincorrere la pace, Giuseppe Conte rischia di raggiungere il prode generale Roberto Vannacci. Il generale sostiene da tempo che continuare a inviare armi a Kiev sia una follia. Il leader del Movimento 5 Stelle promette che, se andasse al Governo, quegli aiuti li fermerebbe. Le motivazioni saranno anche diverse, ma il punto d’approdo finisce per essere sorprendentemente vicino. E il campo largo, più che allargarsi, sembra allungare una mano proprio al generale.
Perché il paradosso della politica italiana è servito: da una parte Vannacci, dall’altra Conte. Due mondi che sulla carta dovrebbero stare agli antipodi e che invece finiscono per ritrovarsi sulla stessa casella del tabellone.

Conte ha ribadito il suo no al rinnovo degli aiuti militari a Kiev, annunciando che un eventuale Governo guidato dal Movimento 5 Stelle si opporrebbe al riarmo dell’Ucraina. Una posizione che rischia di far saltare più di qualche equilibrio dentro quella creatura misteriosa chiamata campo largo.
Perché mentre il leader pentastellato mette il freno agli aiuti militari, Elly Schlein continua a difendere il sostegno all’Ucraina. Insomma, la coalizione che dovrebbe presentarsi come alternativa di Governo sembra avere già il primo problema da risolvere: capire quale politica estera vuole portare a Palazzo Chigi.

E qui arriva il cortocircuito. Il prode generale Vannacci, da tempo contrario alla prosecuzione degli aiuti militari, sostiene che non esista una “pace giusta”, ma soltanto quella del vincitore. Secondo la sua lettura, la storia non sarebbe fatta di paci ideali ma di rapporti di forza, e continuare il conflitto significherebbe soltanto prolungare i costi per Europa e Italia: inflazione, rincari e impoverimento.
Posizioni che, per quanto nate da percorsi politici differenti, finiscono per incrociarsi con quelle espresse da Conte. Tanto che il generale, questa volta, potrebbe trovare una sponda proprio dove nessuno se l’aspettava.

E non sarebbe nemmeno la prima volta. Al Parlamento europeo, su alcuni dossier legati all’Ucraina, Vannacci si è ritrovato a votare in sintonia con il Movimento 5 Stelle e con Alleanza Verdi e Sinistra. Una curiosa geometria politica: avversari in patria, qualche volta compagni di pulsante a Bruxelles.
A mettere il dito nella crepa ci ha pensato Forza Italia: “Il cosiddetto campo largo è diviso perfino su una delle principali questioni di politica estera. Altro che alternativa di governo: tra Pd e M5S il controsenso è ormai sotto gli occhi di tutti.”

Una stoccata che colpisce il punto debole dell’alleanza: si può discutere di programmi, leadership e candidature, ma quando si arriva alla politica internazionale il problema diventa molto più concreto. Non basta unire le sigle se poi ogni partito prende una strada diversa appena si esce dai confini nazionali.
Conte, dunque, propone di affidare alle primarie la scelta della linea di politica estera. Una soluzione molto italiana: se non si trova un accordo, si vota. E se ancora non basta, si vota di nuovo
Intanto il campo largo continua la sua corsa verso l’orizzonte. Talmente largo che rischia di contenere anche chi, fino a ieri, sembrava stare dall’altra parte della barricata.

E così il prode generale Vannacci si ritrova con un inatteso compagno di viaggio. Non un’alleanza, certo. Non ancora. Ma sulla strada degli aiuti a Kiev, le coincidenze iniziano a diventare parecchie.

Il campo largo finisce in campo minato

Alla fine il paradosso resta tutto italiano: mentre il centrosinistra cerca la formula magica per diventare alternativa di Governo, inciampa sulla domanda più semplice: dove vuole andare?
Conte guarda alla piazza pacifista e mette nel mirino il riarmo di Kiev. Schlein difende la linea del sostegno all’Ucraina. In mezzo resta un campo largo che, invece di trovare una strada comune, sembra un parcheggio con troppe uscite e nessuno che sappia indicare quella giusta.

E il prode generale Vannacci, senza nemmeno bussare alla porta, si ritrova una sponda inattesa. Perché in politica, a volte, gli incontri più sorprendenti non nascono dalle alleanze, ma dalle coincidenze.

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