L’ultimo regalo della Fornero per l’età pensionabile
Nel 2029 in pensione a 67 anni e mezzo, la Cisl chiede di aprire un tavolo
C’è un (altro) problema con le pensioni e con l’età pensionabile. Che poi, in fondo, è sempre il solito. Come riferisce un rapporto firmato dalla Ragioneria generale dello Stato, basato sui dati Istat di settembre 2025, nel 2029 l’età pensionabile, a fronte dell’aumento della speranza di vita, salirà di altri tre mesi. In pratica, per poter ottenere l’assegno e restarsene un po’ a godersi l’età d’argento, gli italiani dovranno aver compiuto prima 67 anni e sei mesi. L’allungamento entrerebbe automaticamente in vigore dal 1° gennaio del 2029. E ciò non perché l’abbia deciso il governo, con cui se la prendono tutti ora e contro cui ha ritrovato la voce pure la Cgil, ma perché deriva da una norma che figura all’interno della legge Fornero.
L’età pensionabile e il “regalo” della Fornero
Il dibattito, dopo la pubblicazione del report, è insorto con la solita veemenza. In prima fila c’è la Cgil. Che inasta, una volta di più, la bandiera dello scontro con il governo di centrodestra: “Altro che blocco dell’aumento dell’età pensionabile tanto sbandierato dal governo, come denunciamo da tempo i fatti dimostrano esattamente il contrario: l’adeguamento automatico alla speranza di vita resta pienamente in vigore e continua a colpire lavoratrici e lavoratori”. Una mezza verità: l’adeguamento, infatti, sarebbe dovuto già scattare ma è stato “rallentato” e neutralizzato per i lavori più usuranti.
La Cgil ritrova la voce
La Cgil però insiste. “Con la legge di Bilancio l’esecutivo ha già certificato un incremento di tre mesi dal 2028 per la pensione di vecchiaia e per quella anticipata. Ora, dalle stime contenute nel nuovo Rapporto della Ragioneria generale dello Stato, emerge che dal 2029 l’aumento sarà addirittura di sei mesi. Un incremento che porterà il requisito per la pensione di vecchiaia a 67 anni e 6 mesi e quello per la pensione anticipata a 43 anni e 4 mesi, un anno in meno per le donne”. Se la Cgil urla, la Cisl chiede l’apertura di un tavolo di confronto.
La Cisl chiede l’apertura di un tavolo di confronto
E lo fa con la segretaria generale Daniela Fumarola. Secondo cui intervenire sulla legge Fornero, una volta e per tutte, rappresenta “un’esigenza che abbiamo manifestato più volte”. E che induce il sindacato a rinnovare “la richiesta al governo di aprire un tavolo di confronto, anche per chi oggi è già pensionato, quindi, per un recupero massiccio del potere d’acquisto delle pensioni”. Sul tema dell’allungamento dell’età pensionabile, Fumarola spiega. “Rispetto all’aspettativa di vita avevamo chiesto la sterilizzazione del periodo bisogna aprire un tavolo di confronto che deve servire ad affrontare tutte le questioni che riguardano il sistema previdenziale”. E ancora. “Penso alla necessità di avere un’attenzione per i giovani, una pensione di garanzia per giovani e donne; alla necessità di immaginare flessibilità in uscita per mettere nella condizione i lavoratori, soprattutto i più esposti, di poter decidere quando uscire”.
Il nodo della previdenza complementare
C’è, infine, la vicenda della previdenza complementare a cui andrebbe dato più spazio: “C’è poi la necessità di investire di più e meglio, e un primo passo è stato fatto con la manovra finanziaria, rispetto alla previdenza complementare. Ma bisogna promuoverla sempre di più perché è lì che soprattutto chi entra oggi nel mercato del lavoro deve avere uno sguardo attento. Penso inoltre che si debba ragionare sulle pensioni delle donne”. A proposito di pensioni, ieri l’Inps ha svelato i numeri del 2025. Il totale delle pensioni con decorrenza nel 2024 è stato di 901.152 per un importo medio mensile alla decorrenza di 1.218 euro. Le pensioni con decorrenza nel 2025 sono state 831.285, per un importo medio di 1.229 euro.
L’analisi di Unimpresa
Su questi e sui dati del report della Ragioneria generale dello Stato, Unimpresa ha elaborato un’analisi per cui il sistema pensionistico, che da solo è pari al 14% del Pil nazionale, sul lungo periodo godrebbe di ottima salute. “La spesa pensionistica in rapporto al PIL. Dopo il picco eccezionale del 16,9% nel 2020 legato alla crisi pandemica, si è ridotta rapidamente al 14,9% nel 2022, risalendo al 15,3% nel 2023-2024 anche per effetto dell’elevata indicizzazione dovuta all’inflazione”, si legge nel documento. E non è tutto anzi prosegue. “Nei prossimi anni il rapporto è destinato a crescere gradualmente fino a un massimo del 17,1% nel 2042-2043, per poi avviarsi su una riduzione strutturale che lo riporta al 16,0% nel 2050, al 14,1% nel 2060 e al 14% nel 2070”. Intanto, però, c’è da dipanare il nodo. L’ultimo anzi l’ennesimo disastro, con cui ci ritroviamo ad avere a che fare dopo che il “governo dei migliori” ha messo mano alla materia
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