Pichetto: “Taglio accise? Vediamo a fine aprile”
Le parole del ministro alla Sicurezza Energetica: "Una tassa per tutti"
Il ministro alla Sicurezza Energetica e all’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin parla dell’ipotesi di prorogare ulteriormente il taglio delle accise. E rivela che dietro al “risparmio” c’è la rifusione di quel carico fiscale altrove. In pratica, il taglio rappresenta, per Pichetto, “una tassa” che impatta “su tutti i cittadini”. E poi c’è la vicenda dei costi, effettivi, che sono stati sostenuti dalle aziende per l’acquisto delle materie prime. Insomma, la vicenda è molto più ingarbugliata di quanto possa sembrare.
Pichetto: “Taglio accise? Vediamo a fine aprile…”
Le parole del ministro Pichetto a Radio 24 aprono a un possibile stop alla proroga del taglio sulle accise dei carburanti. “Verso il 28-29 aprile, se i prezzi delle forniture saranno ancora alti, quindi i prezzi di mercato altissimi, verrà fatta una valutazione”. Di che genere? Eccola: “Vorrei ricordare anche la tempistica, perché è vero, oggi i prezzi sono ancora alti, ma ciò che viene venduto oggi probabilmente è stato comprato due mesi fa, quando le quotazioni erano basse”. Insomma, potrebbe trattarsi di una mera speculazione. “Bisogna capire anche rispetto ai contratti di fornitura e ai contratti a termine di fornitura”, ha aggiunto il titolare del Mase.
“Il taglio diventa una tassa su tutti i cittadini”
Può sembrare un paradosso ma per Pichetto non lo è: il taglio alle accise può diventare una tassa di ritorno che colpisce tutte le famiglie e le aziende italiane. “Arrivati a fine aprile faremo la valutazione”, ha detto il ministro asserendo che allungare ulteriormente i tagli “vuol dire tassare tutti i cittadini, perchè naturalmente si tratta di ribaltare su altri o sul sistema più allargato quello che è l’onere, che è di quasi un miliardo di euro al mese, quindi un onere pesante”. E quindi ha aggiunto: “La misura non può essere fatta con debito perché si ribalterebbe automaticamente sulla credibilità del Paese, rischieremmo di sforare il mitico 3% del deficit/Pil con conseguenze sui tassi di interesse e sulla credibilità”. Insomma, siamo in un cul de sac. Anche grazie alla “fissazione” Ue sul Patto di Stabilità.
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