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Cronaca

Pinzolo (Trento): “Puoi andare a piedi”, il caso di un altro minorenne respinto dal bus

Un minorenne respinto dal bus a Pinzolo solleva polemiche sulla tutela dei giovani e sulla gestione delle emergenze nei trasporti.

di Marzio Amoroso -


A Pinzolo, in una sera d’inverno, tra le luci delle vetrine e il silenzio delle strade di montagna, un episodio apparentemente banale ha scatenato un’ondata di indignazione. Una nuova vicenda che va oltre il singolo fatto e tocca un tema delicato, la tutela dei minorenni sui mezzi pubblici, subito dopo lo scandalo del bambino lasciato a piedi e al freddo a Vodo di Cadore.

Una corsa che si trasforma in un problema

Questa volta protagonista è un ragazzo di 17 anni, impegnato in uno stage formativo in Val Rendena. Dopo una giornata di lavoro, aveva deciso di raggiungere alcuni amici a Madonna di Campiglio. All’andata, il suo abbonamento è stato accettato senza difficoltà. Il problema è sorto al rientro, quando il lettore elettronico non ha riconosciuto la smart card, nonostante il titolo di viaggio fosse regolarmente pagato e valido.

All’autista è stato chiesto di consentire comunque la corsa, ma è stato richiesto l’acquisto di un biglietto aggiuntivo. Il giovane ha provato a pagare con il bancomat, ma a bordo non era disponibile il sistema di pagamento elettronico. A quel punto, secondo il racconto, gli sarebbe stato detto: “Puoi andare a piedi”. Una frase che ha colpito profondamente la famiglia.

L’intervento che evita il peggio

Il ragazzo si è trovato improvvisamente senza alternative, a chilometri di distanza dalla sua destinazione. Solo grazie alla solidarietà di un passeggero, che ha pagato per lui il biglietto, la situazione è stata risolta senza conseguenze più gravi. Un gesto semplice, ma decisivo, che ha evitato a un minorenne di affrontare un lungo percorso a piedi in una zona montana, con temperature rigide e strade poco illuminate.

Tra regole e responsabilità

Le aziende di trasporto sottolineano la necessità di far rispettare le norme. Cresce la richiesta di protocolli più chiari e flessibili per situazioni di emergenza o per problemi tecnici. Il caso di Pinzolo mette in evidenza un vuoto, quando il sistema non funziona, non dovrebbe essere il passeggero più fragile a pagare il prezzo.

Un segnale da non ignorare

Questa storia ha acceso i riflettori su un tema che riguarda migliaia di famiglie. La sicurezza dei giovani non può dipendere dalla casualità o dalla generosità di uno sconosciuto. Serve un confronto serio tra istituzioni, aziende e cittadini per garantire che nessun minorenne venga lasciato solo, soprattutto quando ha già dimostrato di essere in regola.


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