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Sicurezza

25 anni dal G8 di Genova: l’importanza di una memoria democratica non selettiva

di Ada Novembre -

Un momento della manifestazione per il 25ennale del G8 genovese nel 2001. Genova, 19 luglio 2026.


Il venticinquesimo anniversario del G8 di Genova rappresenta un momento cruciale per riflettere sulla gestione dell’ordine pubblico in Italia. Lontano da letture ideologiche o strumentali, l’analisi degli eventi richiede una memoria democratica completa, capace di riconoscere sia le gravi colpe istituzionali sia le violenze subite dalla collettività.

La ricorrenza dei venticinque anni dai drammatici fatti del 2001 impone una riflessione profonda sulla natura delle istituzioni all’interno di uno Stato di diritto. In questo contesto si inserisce il recente e netto intervento di Giuseppe Tiani, Segretario Generale del SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia), volto a evitare che il dibattito pubblico oscilli tra posizioni opposte, rischiando di produrre una narrazione parziale o selettiva.

“In premessa, ho ben chiaro che la Polizia rende alla collettività, attraverso il mantenimento dell’ordine pubblico, un servizio che si rivela come l’indicatore della qualità democratica del Paese e della sensibilità civile del suo sistema politico di governo.”

Con queste parole Giuseppe Tiani definisce l’identità della Polizia di Stato tracciata dalla legge 121 del 1981, una forza civile posta al servizio delle libertà costituzionali. Nonostante questo quadro normativo, le giornate di Genova hanno registrato gravi abusi. Gli eventi della scuola Diaz rimangono una ferita profonda che le stesse istituzioni hanno dovuto riconoscere senza reticenze. Di fronte a quegli errori, come evidenziato nella nota ufficiale del SIAP, la Polizia ha saputo avviare un percorso di trasparenza e autocritica.

“La Polizia di Stato ha però avuto il coraggio istituzionale di interrogarsi su quanto accadde. Il 19 luglio 2017 il prefetto Franco Gabrielli, allora Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, affidò a Repubblica parole nette e prive di ambiguità. Il personale e la Polizia di Stato sono credibili proprio perché rappresentano un’istituzione civile capace di apprendere dai propri errori, non perché pretendano di essere infallibili.”

Una memoria democratica che rifiuta la selettività

I vertici della sicurezza hanno così dimostrato come la credibilità istituzionale derivi dalla capacità di apprendere dai propri sbagli, favorendo nuovi percorsi professionali. Una ricostruzione storica onesta non può tuttavia limitarsi all’esame delle condotte delle forze dell’ordine.

Ricordare il G8 significa considerare l’intero contesto, segnato da assalti preordinati e devastazioni urbane. La memoria democratica perde la sua funzione civile se diventa parziale, poiché deve includere sia gli abusi istituzionali sia i danni provocati dall’estremismo. Quando la politica rinuncia a governare le tensioni sociali, scaricando i problemi irrisolti sui reparti schierati, la democrazia perde credibilità, alimentando nel popolo l’illusione dell’uomo forte.

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