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Povertà energetica: i dati 2024 segnano il record storico negativo in Italia

di Priscilla Rucco -


L’Oipe presenta nel 2025 i nuovi dati: 2,4 milioni di famiglie in difficoltà nell’anno appena concluso

I nuovi dati sulla povertà energetica in Italia, presentati dall’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (Oipe) nel gennaio 2025, fotografano una situazione allarmistica per l’anno 2024. Sono 2,4 milioni le famiglie italiane che nel corso del 2024 si sono trovate in condizione di povertà energetica, pari al 9,1% del totale nazionale. Si tratta del massimo storico della serie Oipe, che conferma come il fenomeno continui ad affliggere una parte consistente della popolazione. Stiamo parlando di famiglie che non possono permettersi di accedere a servizi energetici essenziali (riscaldamento, illuminazione, elettrodomestici, ecc.) in modo continuativo e sostenibile.

Il fenomeno in lieve crescita

Rispetto al 2023, quando le famiglie colpite erano 2,36 milioni (9% del totale), l’incremento risulta contenuto ma comunque significativo. I dati sono stati presentati durante il seminario “La povertà energetica in Italia”, ospitato dall’Arera a Milano e promosso da Oipe e Fondazione Banco dell’energia. Come sottolineato da Luciano Lavecchia, economista dell’Oipe, “la povertà energetica è un fenomeno che riguarda strutturalmente oltre due milioni di famiglie, in particolare nelle aree periferiche e nei piccoli centri, e che affligge soprattutto le famiglie con minori e stranieri”.

La mappa della vulnerabilità energetica

L’analisi territoriale dei dati 2024 rivela dinamiche differenziate sul territorio nazionale. Le Isole registrano l’aumento più marcato (+0,8%), seguite dal Nord-Ovest (+0,7%), mentre il Sud mostra una riduzione di quasi un punto percentuale. Centro e Nord-Est rimangono sostanzialmente stabili. Il fenomeno continua a concentrarsi maggiormente nelle periferie e nei piccoli centri urbani, confermando una dimensione territoriale della vulnerabilità.

A livello regionale, la Puglia risulta la regione più colpita con il 18,1% delle famiglie in povertà energetica, prendendo il posto della Calabria che nel 2023 occupava l’ultima posizione in classifica. All’estremo opposto si colloca il Lazio con appena il 5% delle famiglie coinvolte. La Sardegna emerge come la regione con l’incremento maggiore nell’anno 2024, registrando un balzo del 2,8%, seguita da Piemonte (+2,3%) e Umbria (+1,6%).

I più fragili: minori e stranieri

I dati 2024 confermano che le categorie più vulnerabili restano le famiglie con minori e quelle con persona di riferimento straniera. La quota di famiglie in povertà energetica con minori è aumentata rispetto al 2023 di 0,8 punti percentuali, attestandosi all’11,4% del totale, ben al di sopra della media nazionale del 9,1%. Nel corso del 2024, il fenomeno ha interessato complessivamente 1,1 milioni di bambini, con una riduzione del 5% rispetto all’anno precedente.

Particolarmente significativo è il divario tra famiglie italiane e straniere. L’incidenza della povertà energetica nelle famiglie con minori e persona di riferimento straniera risulta 2,5 volte superiore rispetto alle famiglie italiane. Per le famiglie senza minori, questo rapporto sale addirittura a 2,8 volte. Una disparità che evidenzia come la vulnerabilità energetica si intrecci con altri fattori di fragilità sociale ed economica.

Il peso delle bollette

I dati sulla spesa energetica del 2024 evidenziano il divario tra famiglie benestanti e quelle in difficoltà. Quelle con minore disponibilità economica hanno continuato a destinare una quota molto elevata della propria spesa complessiva ai beni energetici: l’8-9%, contro il 3-4% delle famiglie più agiate. Un aspetto particolarmente allarmante riguarda la cosiddetta “povertà energetica nascosta”: si tratta di famiglie con spesa complessiva al di sotto della media che hanno dichiarato di non aver speso nulla per il riscaldamento, un segnale preoccupante che indica un inasprimento delle condizioni di disagio, con nuclei familiari costretti a spegnere completamente i sistemi di riscaldamento per contenere le spese.

Il ridimensionamento dei bonus sociali

Nel 2024 il ritorno dei bonus sociali al regime ordinario ha comportato una drastica riduzione degli aiuti alle famiglie. I bonus erogati sono scesi a 4,5 milioni (-40,5% rispetto al 2023) e gli importi complessivi a 453 milioni di euro, con un crollo del 78,8% rispetto all’anno precedente. Un ridimensionamento drastico dopo gli interventi straordinari del biennio 2022-2023, quando erano stati stanziati rispettivamente 27,3 e dieci miliardi di euro per contrastare l’impennata dei prezzi energetici. Dal 2024 i limiti Isee per accedere al bonus sociale sono tornati a 9.530 euro per le famiglie standard e 20 mila euro per quelle numerose con almeno quattro figli a carico.

Le istituzioni

Di fronte a questi dati, presentati nel 2025, le istituzioni e il mondo dell’energia hanno espresso preoccupazione. Roberto Tasca, presidente della Fondazione Banco dell’energia e presidente di A2A, ha dichiarato: “Sappiamo che per raggiungere un risultato duraturo occorre un impegno condiviso: per questo vogliamo proseguire nello sviluppo di alleanze territoriali e di iniziative capaci di generare effetti positivi nel medio-lungo periodo”.

Nicola Monti, vicepresidente di Fondazione Banco dell’energia e amministratore delegato di Edison, ha sottolineato: “Di fronte alle 2,4 milioni di famiglie toccate dal fenomeno della povertà energetica in Italia nel 2024, continuiamo a sentire la responsabilità di trasformare i numeri in azioni concrete. L’obiettivo resta fare sistema con imprese, istituzioni ed enti del terzo settore”.

La sfida della transizione energetica “equa”

I dati 2024 presentati dall’Oipe nel 2025 si inseriscono nel contesto più ampio della transizione energetica. La direttiva europea Epbd sulle “case green” rappresenta il tentativo più organico di affrontare insieme decarbonizzazione, riduzione dei consumi e contrasto alla povertà energetica. Tuttavia, i costi di riqualificazione degli edifici – stimati tra 20 mila e 40 mila euro per unità abitativa a seconda del numero di classi energetiche da migliorare – rendono evidente come la transizione non possa essere affrontata senza adeguati sistemi di sostegno finanziario e strumenti di accompagnamento sociale.

L’Oipe sta lavorando per individuare il rischio anche a livello metropolitano e orientare politiche più mirate ed efficaci sul territorio. L’intento da raggiungere per il 2025 e gli anni a venire sarà quella di coniugare la lotta alla povertà energetica con gli obiettivi di sostenibilità ambientale, garantendo che la transizione ecologica non lasci indietro le fasce più vulnerabili dell’Italia.


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