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Esteri

Primarie a Washington D.C.: tutti i candidati si schierano contro Trump

di Cinzia Rolli -


I residenti di Washington D.C. stanno scegliendo il successore di Eleanor Holmes Norton, la delegata (senza diritto di voto) al Congresso degli Stati Uniti che ha occupato il seggio per ben 35 anni e che ha annunciato l’intenzione di non ricandidarsi.

Per la prima volta nella capitale viene utilizzato il sistema del Voto Singolo Trasferibile (Ranked-choice voting); se nessun candidato otterrà la maggioranza assoluta delle prime preferenze, si passerà al calcolo delle seconde scelte.

Le visioni dei due principali contendenti alla carica di Sindaco sono molto diverse e contrastanti.

Da un lato l’ex consigliere del Distretto di Columbia, Kenyan McDuffie con una politica di supporto alle imprese e all’ordine pubblico, dall’atro la consigliera del Distretto di Columbia Janeese Lewis George, autodefinitasi socialista democratica.

Nel mezzo il presidente Trump che ha minacciato di “prendere il controllo” della capitale se la candidata Lewis George, che si presenta come la versione femminile del sindaco di New York Zohran Mamdani, vincerà le primarie. Cosa quasi certa stante lo scrutinio attuale.

La signora Lewis George ha criticato l’atteggiamento del Distretto, che si dichiara sempre favorevole anche in anticipo all’amministrazione Trump, e si è mostrata irremovibile nella sua intenzione di combattere in tribunale quello che lei considera un abuso di potere da parte del potere esecutivo.

Il signor McDuffie ha affermato di essere disponibile a collaborare con il governo federale su progetti volti ad incrementare l’occupazione locale, anche presso l’area dello stadio RFK.  Non condivide invece la volontà di  Trump di sgomberare gli accampamenti dei senzatetto.

Tra le proposte politiche di Lewis George figurano l’estensione del controllo degli affitti all’intero patrimonio immobiliare cittadino e la garanzia che nessuna famiglia dovrà spendere più del 7% del proprio reddito per l’assistenza all’infanzia. Ha inoltre promesso di aggiungere 72.000 unità abitative al patrimonio immobiliare nei prossimi cinque anni.

Per raggiungere tali obiettivi, ha suggerito una nuova tassa per gli imprenditori di Washington che risiedono nel Maryland o in Virginia.

McDuffie ha risposto  che il piano allontanerebbe i più importanti imprenditori commerciali. E si è dimostrato più predisposto ad occuparsi di questioni attinenti alla sicurezza sociale, stabilendo, ad esempio, un coprifuoco per i minorenni.

La sua avversaria ha contestato l’idea dell’istituzione di una limitazione alla mobilità, preferendo intervenire sulle cause che provocano atteggiamenti di violenza tra i giovani.

Le casse del Distretto comunque si stanno svuotando a causa della riduzione del personale del governo federale voluta dall’amministrazione Trump.

Sia Janeese Lewis George che Kenyan McDuffie hanno promesso di porre una linea chiara rispetto alle azioni della Casa Bianca.

McDuffie, in particolare, ha confermato che interromperà forme di coordinamento tra il dipartimento della polizia metropolitana di Washington (MPD) e gli agenti dell’immigrazione federale ICE.

Anche il consigliere comunale, Robert White, candidato alla delegazione al Congresso, ha apertamente definito l’invio della Guardia Nazionale a tempo indeterminato e l’aumento degli agenti federali tra le strade della città come atti di “illegalità”: l’esatto opposto della pubblica sicurezza. Lo stesso vale per l’avversaria Brooke Pinto, altra candidata  al seggio, che pur focalizzando la sua campagna sulla sicurezza pubblica, ha sottolineato come le azioni dell’amministrazione Trump stiano “minando” gli sforzi locali anziché aiutare la città.

Il motivo per cui tutti i candidati si schierano compatti contro Trump è la difesa della sopravvivenza della capitale dopo le parole del Presidente il quale ha minacciato di revocare l’autonomia amministrativa di Washington D.C. (Home Rule) qualora i cittadini dovessero eleggere Lewis George. Trump ha paventato l’ipotesi di usare i poteri federali per “riprendersi la città”.

Tutti i politici coinvolti nelle elezioni hanno respinto duramente gli attacchi del Tycoon, definendoli un vero e proprio schiaffo alla democrazia.

“È Washington che decide il suo sindaco, non Donald Trump”: questo è il messaggio rilanciato nei comizi elettorali.

Lo scontro frontale nella capitale si inserisce in un momento di forte difficoltà per il Presidente americano. I sondaggi del  Pew Research Center mostrano un drastico calo di fiducia dei cittadini verso i suoi decreti e i dazi commerciali. E anche i repubblicani iniziano a soffrire i provvedimenti governativi più duri.

La consigliera comunale “socialista democratica” Janeese Lewis George è ormai saldamente in testa.

Mentre il democratico Robert White Jr. ha stravinto le primarie con il 63,2% delle preferenze, sconfiggendo nettamente la sfidante Brooke Pinto ferma al 21,5%. Nel suo discorso di ringraziamento ha garantito resistenza  verso i tentativi di interferenza federale da parte della Casa Bianca di Trump.

A novembre affronterà la repubblicana Denise Rosado.


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