Tempi e regole delle primarie: come sempre nel campo largo non sono d’accordo su nulla
Primarie sì, primarie no. Occorre individuare subito il leader del campo progressista, ma forse quello che davvero serve è la figura di un federatore in stile Romano Prodi in grado di unire l’intera coalizione di centrosinistra. No, non scherziamo, prima dei nomi servono le idee. Bisogna definire il programma, soprattutto per quanto riguarda quei temi che risultano come divisivi e rispetto ai quali è necessario trovare una sintesi. Ma tra chi? All’interno del perimetro della sola alleanza già consolidata, quella tra Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra? Forse meglio aprire a tutte quelle forze nettamente schierate contro il centrodestra.
Nel frattempo, per quanto riguarda il programma, quello del campo largo non c’è di certo, mentre ciascun partito si appresta a definire il proprio. Chi è a favore del sostegno dell’Ucraina, chi è contro. Chi accenna alla difesa comune europea, chi di riarmo non vuole sentire neanche parlare, in nessuna salsa. Comunque sia, la parola d’ordine è fare presto perché il tempo stringe. Però Onorato lancerà ufficialmente le linee programmatiche di Progetto Civico Italia solamente nei prossimi giorni. Ruffini, invece, ha annunciato la formalizzazione del proprio movimento addirittura per ottobre.
Le regole delle primarie dividono il campo largo
Quindi che si fa? Meglio attendere o partire con chi c’è già? Dal Pd c’è chi insiste: prima il programma, per il resto c’è tempo. Ma no, forse conviene accelerare, anche perché in questo modo la già costituita alleanza progressista può provare a dare le carte prima di allargarsi a moderati e centristi. Meglio un accordo a tre con già ben chiari i criteri di spartizione delle presidenze di Camera e Senato, anche in base a chi tra Conte e Schlein vincerà la sfida per la leadership e la premiership, che dare tempo ad altri di organizzarsi e pretendere di avere voce in capitolo. Deciso allora, bisogna abbozzare un programma e definire subito regole e modalità delle primarie.
Che ovviamente saranno a turno unico, giusto? Certo che no, il ballottaggio è indispensabile. E per quanto riguarda la platea dei votanti? Su questo una cosa è certa, bisognerà consentire il voto online, è il diktat del Movimento 5 Stelle che ha già ben rodato il meccanismo delle consultazioni in rete. Per definire chi ha diritto a votare serve però un qualche criterio, tipo essere iscritto a uno dei partiti che fa parte della coalizione. Ma scherziamo? Nessuna tessera e più gente vota meglio è, insistono anche su questo i tifosi di Conte.
Riforma elettorale e incognita centrodestra complicano tutto
Insomma, ancora una volta dal fronte dell’opposizione si dà vita a un vero e proprio teatrino e ogni occasione sembra utile per sostenere tutto e il contrario di tutto. E come se non bastasse lo stato già altamente confusionale nel quale versa la sinistra, a rendere ancora più complesso il dossier primarie si inserisce la variabile relativa alla riforma elettorale. È infatti proprio la proposta del centrodestra ad aver gettato nel caos gli avversari.
Prevedibilmente, aggiunge sornione chi sapeva che un sistema elettorale che per essere competitivi impone alleanze prima del voto con tanto di indicazione del candidato premier avrebbe mandato in tilt il centrosinistra. Però, il nuovo meccanismo di voto non è stato ancora approvato. E anche questa circostanza alimenta la confusione. Sicuro che il centrodestra ce la farà, che andrà fino in fondo? Perché se così non fosse, sibilla più di qualcuno, non ha senso svolgere delle primarie che oltre a un vincitore sugellerebbero anche più di uno sconfitto.
LEGGI TUTTE LE NEWS DI POLITICA
Torna alle notizie in home