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Sblocchiamo l’Italia

C'è il decreto, in arrivo fondi da subito. Tensioni a Napoli, Meloni: "Non tolleriamo intimidazioni"

di Giovanni Vasso -


Il consiglio dei ministri ci ha messo venti minuti per approvare il decreto con gli aiuti per l’autotrasporto, l’agricoltura e la pesca. In tutto il pacchetto varato a Palazzo Chigi mette sul piatto 175 milioni, di questi ben 105 per l’autotrasporto. Sono state mobilitate nuove risorse per 45,2 milioni di euro che hanno rimpinguato il credito d’imposta già previsto per la maggiore spesa tra marzo e agosto. E che fanno arrivare, così, l’impatto della misura a circa 480 milioni complessivi. Altri sessanta milioni, poi, serviranno a sostenere le spese dal 1° settembre e fino al 5 ottobre.

Non solo autotrasporto

Accanto a questi fondi, poi, dal consiglio dei ministri sono arrivati aiuti ad agricoltura e pesca che ammontano, rispettivamente, a 60 e a dieci milioni di euro. Si tratta di contributi a fondo perduto per quest’anno. Per molte associazioni, anzi per la stragrande maggioranza di loro, si è trattato di una soluzione utile che ha portato alla rimozione degli ultimi presidi e dei blocchi che ancora erano in corso. Ma non tutti sono soddisfatti. C’è chi si continua a dire deluso e ha animato, pure ieri, la protesta.

Tensione a Napoli

Come a Napoli dove i tir che hanno bloccato le cisterne di via Argine, hanno inscenato un corteo lento fino al Porto, coadiuvati da alcuni manifestanti che li hanno raggiunti nell’area del varco Bausan occupando una corsia di via Marina. Intanto nell’Adriatico, da Ancona fino a Pescara, si son fermati i pescherecci. Il clima, adesso, si fa davvero da braccio di ferro. Perché è stata la premier Giorgia Meloni, in un videomessaggio in cui ha presentato la strategia di aiuti e i contenuti del decreto, a riassumere dubbi e prese di posizione del governo.

Meloni: “Non tolleriamo intimidazioni”

“In alcune zone, pochi soggetti continuano a bloccare le strade e non si fermano lì, minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme ai camion dei colleghi, questa non è protesta, questa è intimidazione e l’intimidazione non la tolleriamo”. Parole ancora più dure sono arrivate dal vicepremier Antonio Tajani: “Il governo sta già distribuendo risorse a favore degli autotrasportatori e del settore della pesca. Non cadiamo nella logica del ricatto di qualche capo clan che pretende di conculcare la libertà del nostro mondo produttivo, dei consumatori finali e degli stessi autotrasportatori”.

Gli accertamenti della Procura, la denuncia di Rixi

La paura è che ci siano infiltrazioni nella protesta. E, proprio a Napoli, la Procura della Repubblica ha iniziato accertamenti in proposito. Dalle indagini – partite dopo le dichiarazioni fornite da alcuni autotrasportatori che avrebbero subito, tra Napoli e Caserta, pressioni e minacce da uomini a volto coperto – si capirà se sarà il caso di aprire un preciso fascicolo di inchiesta. Al lavoro anche gli agenti della Digos. Il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi ha parlato di una situazione “critica sul sistema Campania” che “deve essere affrontata con gli organi di sicurezza”. E, quindi, ha affermato che “se abbiamo gomme squarciate e autotrasportatori minacciati, non è più tema di autotrasporto ma di sicurezza”. Insomma, sono state denunciate situazioni al limite che con la protesta, legittima, dell’autotrasporto non hanno a che fare. E che, anzi, sembrano volerla solo strumentalizzare.

Orsini è preoccupato

Ma non è solo la politica a essere preoccupata. Lo sono anche i settori produttivi. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha detto che “stiamo vivendo giorni terribili” e che vanno separati “fenomeni di criminalità organizzata” dalla sofferenza del comparto, che necessita di essere allievata col dialogo. Poi il capo degli industriali ha riferito che c’è il serio rischio che i problemi già riscontrati al Sud si trasmettano anche al Nord mentre le prime avvisaglie colpiscono il Lazio e il Centro Italia. Ieri ad Atessa, nel Teatino, gli operai Stellantis hanno dovuto “saltare” tre turni su quattro a causa degli stop degli autotrasportatori. Altrove, come in Sicilia, in Puglia e in Calabria, i blocchi iniziano a smobilitare. E con lo scioglimento dei presidi, lentamente, si torna alla normalità.

Sblocchiamo l’Italia per tornare alla normalità

Tra forniture che ripartono e servizi minimi che vengono ripresi. Tra supermercati e raccolta dei rifiuti, però, rimane ancora il nodo dei carburanti e delle file di automobilisti alla richiesta di impianti “pieni”. Resta, per ora, ancora in forse l’opzione precettazione. Si attende che le proteste si sciolgano da sé. Ma già in mattinata il Garante per gli Scioperi aveva espresso “viva preoccupazione” per i “diffusi blocchi stradali” e aveva annunciato di guardare con estrema attenzione a come si sarebbe evoluta la situazione.

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