Le primarie come le preferenze, tutti le invocano ma nessuno le vuole
Le primarie del centrosinistra suonano un po’ come le preferenze delle leggi elettorali. Tutti le reclamano ma quasi nessuno le vuole. E se prendono quota da una parte del campo progressista la perdono dall’altro. Rilanciate a gran voce solo poche settimane fa, adesso già si tenta di allontanarle. Così, giorno dopo giorno, la partita per individuare la leadership dello schieramento chiamato a sfidare il centrodestra alle prossime elezioni viene rinviata. La prima a volerle era Elly Schlein, forte di essere alla guida del più forte partito di opposizione. Ma l’esito del referendum sulla riforma della giustizia ha rimescolato carte e, soprattutto, equilibri. Il Pd è arrivato diviso all’appuntamento, il Movimento 5 Stelle compatto.
La sfida tra Schlein e Conte
Le quotazioni di Giuseppe Conte sono quindi salite e la segretaria del Pd, di conseguenza, ha rallentato. Anche nella consapevolezza che se l’individuazione, più che del leader del campo largo, del candidato premier in pectore alle politiche avvenisse con modalità differenti dalle primarie, a spuntarla non sarebbe mai e poi mai l’ex presidente del Consiglio. Probabilmente, neanche la stessa Schlein nella quale sembra però prevalere un mix di legittima ambizione e incauta convinzione di potersi realmente ritrovare a Palazzo Chigi. Stessi calcoli, sentimenti e speranze animano anche Conte. Non a caso il presidente dei 5 Stelle ha cambiato totalmente approccio ed ha addirittura abbracciato la linea di De Luca in occasione delle regionali in Campania. “Prima il programma, poi il nome”, spingeva il governatore uscente mentre Conte, al contrario, tendeva esclusivamente a blindare la candidatura di Fico.
Si gioca di strategia
Adesso a sostenere questa modalità, contemporaneamente cronologica e strategica, è proprio lui. Nel chiaro tentativo di prendere tempo. E di individuare un percorso alternativo alle primarie, che definisce come un modo per andare “incontro alla tradizione del Pd”, al fine di scalzare la concorrenza della segretaria dem e imporsi alla guida del campo progressista. Prima, però, insiste Conte, i contenuti messi nero su bianco e solo dopo la competizione interna che non deve essere divisiva, aggiunge. In sostanza, si tratta di un rinvio a data da destinarsi. Che di certo a Elly Schlein, allo studio di un modo per liberarsi dalla concorrenza del leader dei 5 Stelle, proprio come lui vuol fare con la numero uno del Nazareno, non dispiace.
Solo Avs e Italia Viva spingono per le primarie del centrosinistra
A differenza che ai partiti più piccoli di questa eventuale coalizione di centrosinistra ancora tutta da costruire. Avs e Italia Viva, in preda alla smania di organizzare per tempo un’alternativa al centrodestra e, quindi, di individuare un nome da contrapporre a Giorgia Meloni, continuano infatti a spingere per le primarie. Non potendosi contendere la leadership del campo progressista, anche se Renzi ha annunciato che proporrà un nuovo candidato dopo il rifiuto incassato da Silvia Salis, hanno meno da perdere e insistono per una soluzione rapida. Ma a parte queste spinte, la sensazione è che, ammesso che si arrivi davvero a un dunque, dovrà passare ancora molta acqua sotto ai ponti prima che Conte e Schlein giungano a quella che si preannuncia essere una resa dei conti tutta in casa del centrosinistra.
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