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Quando il debito diventa una prigione: a Roma un padre di famiglia ritrova la libertà grazie alla Legge Salva Suicidi

di Giuditta Dal Bosco -


Quasi 200 mila euro di debiti fiscali, uno stipendio normale e nessun patrimonio. Il Tribunale di Roma applica la normativa sul sovraindebitamento e spezza la spirale.

Il debito non fa rumore quando nasce. Cresce piano, si accumula tra cartelle, interessi e sanzioni. Poi, un giorno, diventa troppo grande per essere ignorato. E troppo pesante per essere pagato.
È quello che è successo a Marco (nome di fantasia), impiegato romano e padre di due figli, finito sotto il peso di 197.260 euro di debiti con il Fisco, generati da una vecchia Partita IVA aperta anni prima per integrare il reddito familiare.
Una cifra che non lascia margini. Una pressione costante che trasforma ogni giorno in una corsa contro il tempo. Fino a quando il futuro sembra chiudersi.
Oggi, però, quella corsa si è fermata.
Il Tribunale di Roma ha aperto nei suoi confronti la procedura di Liquidazione Controllata, applicando la normativa sul sovraindebitamento – conosciuta come Legge Salva Suicidi – permettendogli di pagare solo ciò che è compatibile con una vita dignitosa e di cancellare, al termine del percorso, il debito residuo.

Una vicenda che assomiglia a tante altre

La storia di Marco non è fatta di eccessi o azzardi. Nessuna casa di proprietà, nessun bene di valore, nessuna vita sopra le righe. Solo uno stipendio da lavoratore dipendente e il tentativo, comune a molti, di migliorare la propria situazione economica.
Una Partita IVA in regime forfettario, una gestione fiscale errata, errori professionali emersi troppo tardi. Il debito si è formato lentamente, nell’ombra. Poi sono arrivati gli accertamenti, le sanzioni, gli interessi.
Il periodo post-pandemico ha fatto il resto: entrate ridotte, rate sempre più pesanti, l’impossibilità di reggere senza sacrificare il necessario alla famiglia.
A quel punto, pagare tutto non era più una scelta. Era una condanna.

La decisione del Tribunale: equilibrio e umanità

Assistito dai professionisti di Legge3.it, Marco ha chiesto l’accesso alle procedure previste dalla legge sul sovraindebitamento. Il Tribunale ha riconosciuto lo stato di insolvenza non colpevole e l’assenza di atti in frode.
Il piano omologato prevede che: Marco versi circa 400 euro al mese per tre anni; metta a disposizione dei creditori circa 15.400 euro complessivi, includendo una quota societaria di valore marginale; al termine dei 36 mesi, oltre 180 mila euro di debiti vengano definitivamente cancellati tramite l’esdebitazione.
Un percorso controllato, rigoroso, ma sostenibile.
Non un premio, ma una via d’uscita reale

La Legge Salva Suicidi: quando lo Stato sceglie di non abbandonare

La cosiddetta Legge Salva Suicidi, introdotta nel 2012 e oggi parte integrante del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, nasce da una constatazione semplice e drammatica: esistono situazioni in cui il debito diventa irreversibile, anche senza colpa.
La normativa consente a cittadini, consumatori e piccoli imprenditori di accedere a procedure giudiziarie che permettono di: riorganizzare e ridurre i debiti; parametrarli alle reali capacità economiche; arrivare, nei casi più gravi, alla cancellazione del debito residuo.
Il principio è chiaro: nessuno deve essere condannato a una vita senza futuro per un debito che non può più pagare.

Le riforme del 2025: una svolta concreta

Nel 2025, la disciplina sul sovraindebitamento è stata ulteriormente rafforzata grazie agli interventi normativi del Governo Meloni, con l’obiettivo di rendere queste procedure più rapide ed efficaci.
Le principali novità includono: tempi più brevi e procedure semplificate, con una gestione più efficiente dei casi; maggiore protezione per famiglie e piccoli debitori, salvaguardando i beni essenziali; inclusione più ampia dei debiti fiscali e contributivi, spesso la parte più gravosa dell’esposizione.
Un cambiamento che ha reso la legge uno strumento realmente utilizzabile, non solo teorico.
Bertollo (Legge3.it): “Il debito non può cancellare una vita”
A commentare il caso è Gianmario Bertollo, fondatore di Legge3.it:
“Marco rappresenta migliaia di persone oneste che si trovano intrappolate in un meccanismo più grande di loro. Il Tribunale ha applicato la legge nel modo corretto: non per punire, ma per ristabilire un equilibrio. Chiedere a un padre di famiglia di restituire quasi 200 mila euro con uno stipendio normale avrebbe significato togliergli ogni prospettiva. Questa legge non tutela i furbi, ma chi agisce in buona fede e dice la verità. Pagare il possibile, non l’impossibile: è questo il cuore della giustizia.”


Ricominciare

Tra tre anni, se rispetterà il programma, Marco non sarà più un debitore. Sarà semplicemente un uomo che lavora, cresce i suoi figli e guarda avanti senza il peso di una condanna eterna. Perché la giustizia non è pretendere tutto, ma dare a chi è caduto la possibilità di rialzarsi.


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