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Politica

La destra si salva se non fa lo struzzo

di Redazione -


di Alessandro Scipioni

Nessun animale si salva infilando la testa sotto la sabbia, per non vedere la realtà. Una classe dirigente seria non può fingere che una riforma giusta e sacrosanta non sia stata bocciata da una larga maggioranza degli italiani.

Soprattutto, non può ignorare numeri e geografia del voto. Il fronte del Sì ha vinto solo in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia.

In regioni guidate dal centrodestra come Marche, Lazio e, in modo ancora più preoccupante, in Sicilia i risultati negativi.

Una parte significativa dell’elettorato di centrodestra non ha compreso l’importanza del voto, oppure ha scelto consapevolmente di astenersi o di dire No per lanciare un segnale di malessere. Il centrodestra deve quindi interrogarsi seriamente sui propri errori. Deve chiarire le ragioni di quel malessere.

Se tanti giovani hanno votato contro, occorre capire perché il centrodestra fatica a parlare alle nuove generazioni. Giorgia Meloni è il politico più capace oggi in Italia, ma ha bisogno di una squadra all’altezza. È evidente che esiste un problema di connessione tra elettori ed eletti. Se per mesi si è scelto di non politicizzare il referendum e poi, all’ultimo, lo si è politicizzato in modo frettoloso, o si è sbagliato a monte o si è sbagliato in corsa.

Come è possibile che un governo sostenuto dalla maggioranza del paese in tutti i sondaggi non sia stato appoggiato dalla maggioranza degli elettori?

Perché questa consultazione non è stata percepita come importante?

La classe dirigente non è riuscita a spiegarne il senso ? Oppure alcune politiche, alcune parole d’ordine, alcune battaglie non convincono più la base?

Non bisogna temere queste domande.

La destra ha dimostrato, diversamente dagli altri, di saper garantire stabilità al Paese. Per conservarla e rinnovarla, deve però dimostrare capacità di autocritica, rialzarsi subito e preservare quel rapporto speciale con i propri elettori, con scelte coraggiose e decisioni chiare.

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