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Giustizia

“Rendere liberale il sistema giudiziario italiano”. Intervista a Stefano Parisi

di Giuseppe Ariola -


“Ho sempre creduto nella necessità di rendere il sistema giudiziario italiano un sistema liberale nel quale ci fosse piena parità di condizioni tra accusa e difesa. Ho combattuto per questo quando, dopo essere stato candidato a sindaco di Milano nel 2016, ho vissuto come amministratore delegato di Fastweb una vicenda giudiziaria vergognosa. C’è stato un abuso di custodia cautelare da parte dei pm che hanno indagato i manager poi tutti quanti riconosciuti innocenti nel processo. A questo abuso di custodia cautelare assolutamente ingiustificato non è seguita alcuna azione disciplinare nei confronti dei pm che hanno chiesto e ottenuto la carcerazione preventiva con il totale e incondizionato supporto dei giudici per le indagini preliminari. Ho vissuto non tanto sulla mia pelle, perché non ho avuto problemi di questo tipo, ma sulla pelle dei manager che lavoravano per Fastweb, questo vergognoso utilizzo della giustizia spettacolare. Questo mi ha molto sensibilizzato su questi temi. Ma, in generale, quella a favore del referendum sulla riforma della giustizia è una battaglia di civiltà che dobbiamo assolutamente garantire al Paese”.

E’ così che Stefano Parisi, manager con una forte passione per la politica, spiega il suo impegno a favore del referendum sulla riforma della giustizia. Tanto da essere tra i fondatori del comitato Sì Separa promosso dalla Fondazione Einaudi.

È sempre stato difficile in Italia intervenire sul fronte della giustizia.

“Il nodo di fondo è che parte dei partiti italiani hanno utilizzato la magistratura per raggiungere obiettivi che non riuscivano a ottenere con l’iniziativa politica. Il ‘92-‘93 è stato questo. Ovviamente, l’alleanza che c’è stata tra l’allora Pds e le procure ha consentito un cambiamento del sistema politico che la sinistra comunista non riusciva a realizzare. Questa alleanza che c’è stata, strutturale sempre, di una parte della politica che ha utilizzato la magistratura per raggiungere certi obiettivi, ha fatto sì che non si potesse mai ragionare in Parlamento e nel Paese in modo serio di come la giustizia debba funzionare. Abbiamo tuttora magistrati spettacolarizzati che mettono il loro nome nelle inchieste. Una distorsione del sistema giudiziario. Che invece dovrebbe lavorare nell’ombra, con serietà, fuori dai riflettori della politica. Questo cortocircuito che c’è sempre stato, con un grandissimo supporto mediatico, ha portato a una distorsione della modernizzazione del sistema giudiziario italiano”

In caso di vittoria del Sì, questo referendum potrebbe rappresentare uno spartiacque per mettere mano alle tante altre criticità del sistema giudiziario?

“Finché la politica non decide di fare il suo mestiere in Parlamento, di non consentire ai magistrati di entrare nell’agone politico, purtroppo non riusciremo a fare grandi passi avanti. Ricordiamoci sempre che c’è una ripartizione dei poteri. Quello esecutivo, quello legislativo e quello giudiziario che devono essere separati in maniera netta. Sappiamo bene quanto, invece, il potere giudiziario entra nell’agone politico. In Italia abbiamo addirittura un partito e un giornale dei magistrati”.

Cosa pensa delle nuove modalità di selezione dei componenti del Csm e come valuta le parole di Landini che ha proposto il sorteggio anche per parlamentari e sindaci?

“Sono parole gravissime. Landini nel proprio Dna non ha nessun fondamentale della democrazia. La nostra è una democrazia elettiva in base alla quale noi deleghiamo nella gestione delle nostre città, delle regioni, del Paese, coloro che eleggiamo. La magistratura, invece, è un organo di autogoverno di una parte importante dello Stato. Deve avere regole che consentano la totale indipendenza del singolo magistrato che non può essere dipendente né dalla politica ma, soprattutto, non può esserlo dal sistema di potere interno al Csm. Quindi, è cruciale ci siano dei meccanismi indipendenti per la designazione dei membri del Csm. È evidente che non è la soluzione migliore. Perché la soluzione migliore sarebbe avere dei magistrati che non abusano del loro potere quando vanno al Csm. Siccome non è così e sappiamo per certo che le carriere dei magistrati sono definite proprio sulla base di sistemi di potere correntizi, si deve purtroppo fare ricorso al sorteggio per neutralizzare questo abuso. Se certi magistrati avessero un rapporto di lealtà con lo Stato questa soluzione non sarebbe necessaria”.


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