Renzi folgorato sulla via di Conte: un mix tra sorpresa e delusione
Che Renzi rischi di diventare il miglior alleato di Conte un po’ sorprende e un po’ delude. L’astio tra i due è cosa nota quanto vecchia. E che a differenza del leader del Movimento 5 Stelle quello di Italia Viva abbia scelto di accantonare le vecchie ruggini in nome dell’antimelonismo galoppante può essere interpretato anche come un segnale di maturità politica. Ovviamente, non per forza condivisibile. Anzi, l’idea di mettersi insieme non perché si condividono valori e visione, ma solo per contrastare gli avversari resta comunque un limite enorme per una coalizione che assume in tal modo i tratti dell’accozzaglia. Almeno però c’è l’idea di fondo di porsi quale alternativa. Da questo punto di vista, quindi, la disponibilità di Renzi a ingoiare i rospi con i quali lo bombardano i pentastellati sorprende positivamente.
Quando il gioco non vale la candela
A deludere, invece, è la sua apparente determinazione a sostenere il campo largo a tutti i costi, anche a rischio di spostarsi su posizioni semplicemente insostenibili per le forze riformiste. La sensazione, in realtà, è che Renzi non creda affatto che Conte possa riuscire a conquistare la leadership dello schieramento e quindi a esserne il candidato premier. C’è da scommettere che punta tanto sulle primarie perché è convinto del contrario. Probabilmente è addirittura certo che a spuntarla sarebbe un profilo in grado di liquidare in un sol colpo sia Giuseppe Conte che Elly Schlein. I quali, in questo quadro, sarebbero utili esclusivamente a far confluire i voti dei rispettivi partiti in un progetto spostato molto meno a sinistra di quanto non appaia adesso. Il gioco, però, oltre che azzardato è rischioso al punto da non valere la candela. E Renzi dovrebbe saperlo.
La linea di Conte è incompatibile con i riformisti, Renzi compreso
Perché di certo quando ha indetto il referendum a causa del quale ha dovuto lasciare Palazzo Chigi era convinto di vincere. Eppure ha perso. E proprio per questo rilanciare le primarie mentre l’alleanza si divide sulle posizioni filorusse di Conte è deludente. Perché su un simile tema il posizionamento di una coalizione che ambisce a governare non può essere rimandato a una consultazione interna per identificare un frontman e non certo la linea politica che già dovrebbe esistere ed essere ben chiara. Ma questo è il limite di quando si improvvisano cartelli elettorali invece di costruire alleanze organiche. Perché ha ragione Calenda nel sostenere che “la linea politica di Conte è incompatibile con quella dei riformisti del Pd”. Non solo con quelli del Pd aggiungiamo noi. Renzi, invece, la sosterrebbe?
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