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Riforma Nordio bocciata: il trionfo della rabbia contro il diritto

La Riforma Nordio cade sotto i colpi di un voto emotivo e anti-Meloni. Analisi di un'occasione liberale persa a causa di un elettorato che ha votato per rabbia, non per merito

di Anna Tortora -


Il ritorno alle urne dei fantasmi

Il dato più inquietante di questa tornata elettorale non sta nei numeri, ma nelle facce. Ai seggi si è vista gente che le urne non le frequentava da una vita, spettri dell’astensionismo che d’improvviso si sono materializzati con la bava alla bocca. Non sono usciti di casa per senso civico, né per amore della Costituzione. Sono andati a votare con un solo, misero scopo: dare uno schiaffo a Giorgia Meloni.
È la mobilitazione del livore. Persone a cui della giustizia, dei processi e delle vite distrutte dalla malagiustizia non frega assolutamente nulla. Hanno usato la scheda elettorale come un sasso, un’arma contundente da lanciare contro il “nemico” di turno, trasformando un momento di altissima civiltà giuridica in una rissa da curva sud.

Il merito sepolto dal fango

In questo clima di caccia alle streghe, la sostanza è evaporata. Si è votato di pancia, di bile, di pura e semplice rabbia ideologica. È lo spettacolo deprimente di un elettorato che rivendica il diritto di decidere senza il dovere di capire. Molto probabilmente hanno bocciato un testo senza averne letto mezza riga, trascinati da una propaganda che ha preferito lo scontro personale all’analisi dei fatti.
Hanno votato “contro”. Hanno votato per dispetto, ignorando che quel dispetto lo stavano facendo a se stessi, ai propri figli e a chiunque finisca, domani, nelle sabbie mobili di un tribunale senza garanzie. La politica è diventata un regolamento di conti e la giustizia è stata il sacrificio rituale sull’altare del risentimento.

Riforma bocciata: il suicidio della ragione

La Riforma Nordio è ottima, liberale, garantista. Un tentativo serio di riportare l’Italia sui binari della civiltà giuridica europea, separando le carriere e mettendo un freno agli abusi. Un’occasione d’oro, di quelle che capitano una volta ogni trent’anni, capace di restituire dignità all’imputato e serietà al sistema.
Un peccato, ma il popolo ha deciso anche se della Riforma non ha capito nulla. Abbiamo buttato via il futuro per un puntiglio elettorale, scegliendo di restare nella palude pur di non darla vinta a un governo. Complimenti: abbiamo perso tutti. Tranne i giudici che festeggiano con “Chi non salta la Meloni è”

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