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Esteri

Schiaffo a Trump: approvata la risoluzione per fermare la guerra in Iran

di Cinzia Rolli -


La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato mercoledì una risoluzione sui poteri di guerra, War Powers Resolution, per porre fine al conflitto in Iran, segnando una vittoria per i democratici, a meno di una specifica autorizzazione o dichiarazione di guerra da parte del Congresso.

La mozione, presentata dal deputato blu Gregory Meeks, è passata con 215 voti favorevoli e 208 contrari: quattro repubblicani, i deputati Thomas Massie (Ky.), Brian Fitzpatrick (Pa.), Tom Barrett (Mich.) e Warren Davidson (Ohio), si sono uniti a tutti i democratici nel sostenere la misura.

Trattandosi di un provvedimento concorrente, per diventare pienamente esecutivo deve essere approvato anche dal Senato.

Una risoluzione concorrente, concurrent resolution, è un tipo di atto legislativo approvato dal Congresso degli Stati Uniti che non richiede la firma del Presidente per essere adottata e non può essere bloccata dal suo veto.

Il voto di mercoledì evidenzia la crescente opposizione dei repubblicani a questioni per Trump rilevanti.

L’amministrazione Trump ha infatti ufficialmente abbandonato il fondo da 1,8 miliardi di dollari e i senatori repubblicani hanno contemporaneamente cancellato il miliardo di dollari destinato alla sicurezza della nuova sala da ballo della Casa Bianca. E il dibattito sui poteri legati alla guerra rientra in uno schema simile ai tagli precedentemente descritti.

Lo speaker della Camera Mike Johnson ha criticato il voto affermando che rischia di indebolire la posizione negoziale degli Stati Uniti. Ha aggiunto anche che il  Presidente è “focalizzato al massimo” sulle questioni interne americane e sulle ricadute economiche del conflitto.

Limitare Trump nel mezzo delle ostilità darebbe potere al regime islamico di Teheran a scapito della sicurezza americana.

Anche se la base interna al partito repubblicano sostiene in modo fermo la guerra, gli indipendenti sono scontenti. Uno dei motivi del malcontento è dato ovviamente dal fattore economico. La guerra ha portato a pericolose interruzioni del commercio globale ed i prezzi dei beni di consumo comune sono letteralmente schizzati alle stelle, ne sono un esempio chiaro il costo della benzina e di alcuni generi alimentari.

I democratici per contrastare  il conflitto in Iran non utilizzano tanto il motivo finanziario quanto il mancato rispetto da parte di Trump di due promesse elettorali: quella di evitare conflitti all’estero e quella di tagliare i costi per la classe operaia.

Questa sconsiderata e dispendiosa guerra scelta (war of choise) da  Donald Trump è costata agli americani comuni centinaia, se non migliaia di dollari in più a causa dei prezzi aumentati, soprattutto per quanto riguarda la benzina. Questo conflitto deve finire oggi”, ha detto martedì il leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries (D-N.Y.), ai giornalisti riuniti al Campidoglio.

Alcuni repubblicani hanno utilizzato, insieme ai democratici, il War Powers Act come fattore decisivo nel sostenere la fine della guerra.

Questa legge del 1973 autorizza i presidenti a cominciare operazioni militari senza l’approvazione del Congresso per la difesa nazionale per un periodo di 60 giorni con la possibilità di una proroga di ulteriori 30 giorni.

Questa finestra temporale concessa di diritto, secondo l’opposizione si è chiusa a maggio.

Il deputato dell’opposizione Gregory Meeks infatti,  Ranking Member della Commissione Affari Esteri, ha fatto esplicito riferimento alla Costituzione e al  War Powers Act per rimarcare che il presidente Donald Trump sta conducendo un conflitto del tutto illegale.

Meeks ha spiegato che il Tycoon deve ordinare il ritiro immediato di tutte le forze armate statunitensi dalle ostilità con Teheran, a meno che il Congresso non dichiari formalmente guerra o non emani una specifica autorizzazione all’uso della forza militare.

La Casa Bianca a sua volta respinge la risoluzione Meeks, sostenendo che il conflitto è terminato con il cessate il fuoco ordinato dal Presidente ad inizio aprile.

Non ci sono ostilità attuali da cui rimuovere le Forze Armate  degli Stati Uniti. La guerra iniziata il 28 febbraio 2026 è terminata con il cessate il fuoco ordinato dal Presidente il 7 aprile dello stesso anno”, ha scritto la Casa Bianca in un documento ufficiale di politica amministrativa.

Mercoledì 3 giugno, inoltre, la Camera dei Rappresentanti ha approvato una mozione con 218 voti favorevoli e 204 contrari per sbloccare e portare al voto il pacchetto di aiuti all’Ucraina, proposta osteggiata dall’amministrazione Trump.

La petizione, avviata originariamente dal democratico Gregory Meeks, è rimasta a lungo bloccata a quota 217. A metà maggio, però, il deputato californiano Kevin Kiley (ex repubblicano, ora indipendente) ha apposto la 218ª firma decisiva.

Riaffermando il proprio ruolo costituzionale attraverso il War Powers Act, la Camera ha tracciato ormai una linea rossa insuperabile attorno alle competenze presidenziali. Resta da capire se il Senato raccoglierà la medesima sfida.


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