Scontro sui finanziatori della campagna referendaria del comitato dell’Anm
A furia di avvelenare i pozzi quello di poter assistere a un confronto civile e sui contenuti della riforma della giustizia è un sogno ormai tramontato. Il dibattito che investe la campagna referendaria si è trasformato in una vera e propria guerra senza esclusione di colpi. L’aggressività dei sostenitori del No, inizialmente manifestata attraverso slogan fuorvianti e proclami assolutamente lontani dalla realtà, è stata rivolta anche agli elettori. Ovviamente quelli a favore della riforma, paragonati sostanzialmente a delinquenti in più di un’occasione e da parte di più di un magistrato. Le scandalose parole di Gratteri ne sono solo l’ultimo esempio in ordine di tempo. Ultimo finora. Perché non sembra esserci molta speranza che il dibattito possa normalizzarsi dopo aver oltrepassato quello che appare come un punto di non ritorno.
Uno scontro dopo l’altro
Tanto più dopo la dura replica del ministro della Giustizia Carlo Nordio che nel rispondere pan per focaccia è stato subissato di critiche anche da chi si era invece astenuto dal commentare le espressioni del procuratore di Napoli. Resta il fatto che ogni giorno c’è qualcosa che fa scandalo. Anche ciò che è assolutamente normale. Come, per esempio, la richiesta di trasparenza circa i finanziamenti privati elargiti al Comitato Giusto dire No che fa capo all’Anm. L’istanza è stata indirizzata al presidente del sindacato dei magistrati da parte della capo di Gabinetto del ministero della Giustizia, Giusy Bartolozzi. L’iniziativa, però, non è nata autonomamente dalle stanze del ministero di via Arenula, ma è stata sollecitata dal deputato azzurro Enrico Costa.
L’iniziativa di Enrico Costa
Il parlamentare di Forza Italia, già nel mese di gennaio, attraverso un’interrogazione al Guardasigilli, aveva infatti chiesto lumi circa i finanziamenti indiretti di privati cittadini all’Anm per il tramite del Comitato per il No che, pacificamente, ne rappresenta una costola. Costa ne ha fatto una questione relativa alla necessità di garantire l’imparzialità dei magistrati sollevando il rischio di eventuali conflitti di interesse. Di conseguenza, dal ministero è stata sottoposta alle valutazioni dell’Anm “l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato ‘Giusto dire NO’ da parte di privati cittadini”.
La campagna referendaria rischia di entrare nelle aule giudiziarie?
Nessuna pretesa o ingerenza e nessun ultimatum. Eppure, dal fronte del No non si è persa l’occasione per parlare di richiesta inaccettabile e, addirittura di invocare “liste di proscrizione”. Dall’Anm, invece, il presidente Cesare Parodi ha risposto che il comitato promosso dall’Anm è un soggetto autonomo. “Credo si tratti di una barzelletta” è stata la replica del forzista Costa che ha elencato tutti i punti dello statuto del comitato dai quali è evidente il legame a doppio nodo con il sindacato delle toghe. A partire dalla sede legale, fissata presso quella romana dell’Anm. Inoltre, l’esponente azzurro insiste su un punto, ovvero “l’apparenza di imparzialità di un magistrato iscritto all’Anm che si trovasse a giudicare i finanziatori del Comitato dell’Anm”.
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