Se Prodi bacchetta la Schlein: ci vuole identità, non fuffa
La sinistra non è in grado di leggere il tempo presente. Ecco perché Romano Prodi torna in pressing sul Pd e sulla sua leader, Elly Schlein. Il messaggio del padre nobile del centrosinistra è forte e chiaro: oggi gli elettori non si muovono solo per salari o welfare, ma per identità (noi ne sappiamo qualcosa…) e appartenenza. È un cambio strutturale, non una moda passeggera, e ignorarlo significa consegnare il Paese alle destre (compresa quella nuovissima del generalissimo Vannacci).
Il successo dei populismi, Trump compreso, nasce qui: messaggi semplici, totalizzanti, capaci di offrire un “noi” e di indicare un “loro”. La sinistra, invece, parla per astrazioni, chiede “più fondi” senza proporre un progetto, smarrisce il legame con territori deindustrializzati che hanno perso non solo reddito, ma ruolo e dignità. In quel vuoto l’identità diventa conflitto, perché indica chiaramente a cosa si ambisce e cosa lo ostacola. Prodi avverte anche sui rischi di una sinistra elitaria, incapace di parlare a tutti (il partito della Ztl). L’identità non è fuffa, tipo quando parla la Schlein. In verità è l’opposto esatto della fuffa.
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