La speranza non basta più: giù le stime Pil, volano le bollette e l'economia ora si ferma
Senza tregua. La speranza non basta più, nemmeno le parole tracotanti di Trump. La guerra non finisce, i problemi si susseguono, di guai ne emergono sempre di nuovi. Senza tregua, appunto. È stata un’altra giornata sull’ottovolante per il petrolio, che balla sempre attorno, sopra e sotto, la soglia dei cento dollari al barile. Anzi, no: la supera, si attesta a 110 dollari il brent dopo aver toccato quota 114. Una danza (macabra) che si porta appresso pure il gas che, al Ttf di Amsterdam, torna a superare la quotazione dei 50 euro am Mwh. Un’altra giornata di forti emozioni in Borsa, con le notizie che si inseguono, tori e orsi che fanno a testate cercando di capire se è il momento della paura o dell’avidità. Milano compone le perdite e chiude a -0,2%. Così come la Francia (-0,24%) mentre Londra è più tonica (+0,74%).
Senza tregua: la pace non c’è e la guerra la paghiamo noi
Questi sono i numeri, interessanti. Ma, più interessanti ancora, sono gli allarmi. Che, già dalle prime ore dell’alba di ieri, hanno iniziato a fare capolino in Europa. Subito dopo le (nuove) minacce di Trump all’Iran, la Bce ha diramato un bollettino in cui lima, al ribasso, le stime del Pil e ipotizza una crescita monstre dell’inflazione. Salirà al 3,1%, ben oltre l’asticella (ideologica, ripetiamocelo sempre) del 2%. Ciò accadrà già nel secondo trimestre di quest’anno, mentre nel terzo scenderebbe al 2,8% con l’abbassarsi delle tensioni sui prezzi dei futures degli energetici. Eccolo, il busillis. Lo stesso che ci fece piangere con l’avvio della guerra in Ucraina, nel 2022. Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ieri mattina ci ha di nuovo avvertiti: “Le tensioni sui mercati energetici preoccupano non solo per l’impatto immediato su inflazione e crescita, ma anche per le possibili ripercussioni sulla stabilità finanziaria”. Occhio, che viene giù tutto. A cominciare dalla fiducia che, in una fase come questa, è centrale, decisiva e irrinunciabile.
Le previsioni di S&P, l’Italia rischia più di tutti
Ma i guai arrivano senza tregua. Ecco, lo scenario tratteggiato da S&P è drammatico. Anzi, no: tragico. Questo, per gli analisti americani, è “il più ampio choc dell’offerta energetica mai registrato”. Altro che la crisi ucraina, altro che quella del Kippur. Ogni causa, un effetto. Quello sul Pil sarà micidiale. Per l’Italia la crescita sarà dimezzata: se tutto va bene, salirà dello 0,4% e non più dello 0,8%. Stessa perdita percentuale per la Gran Bretagna: +1% ma le previsione la davano all’1,4%. La Francia, che ha il nucleare e se ne giova, potrebbe registrare una crescita addirittura dell’1,9%. Berlino, grazie alle manovre espansive e di spesa, può ambire allo 0,8%. L’Italia, insomma, è tra i Paesi messi peggio. In Europa e forse pure fuori.
Bollette vulnerabili, la stangata a doppia cifra
Senza tregua, le cattive notizie ci inseguono con la stessa velocità supersonica dei missili che viaggiano in Medio Oriente. Le bollette già stanno aumentando, eccome. L’Arera ha riferito che a marzo il prezzo di riferimento per i clienti vulnerabili è salito del 19,2%. “Per i 2,3 milioni circa di clienti ancora nel Servizio di tutela della vulnerabilità, il prezzo della sola materia prima gas è pari a 52,12 euro/MWh”. Figuriamoci per gli altri. I consumatori hanno già fatto i conti. Per il Codacons è una stangata da 232 euro l’anno, per Assoutenti si è tornati indietro di quattro anni, al 2022 e alla crisi che infiammò il carovita. Un lungo giro per tornare sempre allo stesso punto.