Sgarbi parla dopo l’assoluzione: “Non voglio vendette”
"Vicenda servita solo a far conoscere il pittore" e sulla figlia Evelina: "Perché chiama i giornali e non me?"
Arriva l’assoluzione per Vittorio Sgarbi che, adesso, vuole solo lasciarsi tutto alle spalle. Il critico d’arte, già sottosegretario alla Cultura, era rimasto coinvolto in una vicenda legata a un quadro di Rutilio Manetti, la “Cattura di San Pietro” per cui era accusato di riciclaggio. Una vicenda che ieri s’è conclusa con l’assoluzione per lo stesso Sgarbi al termine del rito abbreviato celebratosi davanti ai giudici del tribunale di Reggio Emilia. La Procura aveva chiesto per lui una condanna a tre anni e quattro mesi.
Sgarbi dopo l’assoluzione
Le parole del critico d’arte sono quelle di un uomo amareggiato. Che, adesso, sembra non voler fare altro che lasciarsi tutto alle spalle. “Certo che la vicenda ha influenzato il mio umore – ha affermato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera -, ma non sono interessato alle vendette, come magari sarei stato tempo addietro. Per me, l’unico risultato apprezzabile di tutto ciò rimane il fatto che l’Italia ora conosce un po’ di più chi sia Rutilio Manetti”. Ora, con l’assoluzione, è tutto finito e lui non ha intenzione di “chiedere nulla a nessuno”.
Le dimissioni da sottosegretario
Sgarbi ha parlato pure, dopo l’assoluzione, della scelta di dimettersi dal suo ruolo di governo. “Non potevo difendermi da sottosegretario, anche perché i miei legali mi hanno consigliato di non partecipare al gioco al massacro dei media. È chiaro che nello svolgere un incarico istituzionale non avrei potuto sottrarmi alle domande. Ma adesso non chiedo in cambio nulla a nessuno. Men che meno risarcimenti morali”, ha spiegato il critico d’arte che, poi, non s’è negato un passaggio sulla questione legata alla figlia Evelina.
“Non mi ha chiamato”
Vittorio Sgarbi ha quindi aggiunto: “Non capisco, o forse lo capisco fin troppo bene, perché Evelina interpelli i giornali e le televisioni e non me, neanche dopo questa assoluzione, giusto per dirmi che le fa piacere”. E quindi: “Ho già detto tutto quello che umanamente andava detto, potrei solo invitarla di nuovo, più che altro per il suo bene, a non dichiarare di pensare al mio bene quando mi porta in tribunale”.
Torna alle notizie in home