Sicurezza dei grandi eventi: l’Italia fa scuola in Europa
“Questa categoria di incidenti dipende in genere dalla sommatoria fatale di superficialità e negligenze legate sia al contenitore dell’evento, e quindi alla struttura, che alle risorse applicate alla gestione dell’emergenza”. La tragedia di Crans-Montana ha riaperto il dibattito sulla sicurezza e i controlli nei locali e non usa mezzi termini Ciro Cannelonga, presidente della commissione Grandi eventi dell’Ordine ingegneri di Roma e membro esperto delle commissioni di Vigilanza dei locali di pubblico spettacolo della Prefettura di Roma, nell’indicare le evidenti responsabilità che, nella notte di Capodanno, hanno causato quaranta morti e oltre cento feriti, giovanissime vite spezzate in un attimo.
“È stata determinante la presenza contemporanea di materiali combustibili e di sorgenti di innesco e quindi fiamme libere, l’interdizione di uscite di emergenza e quindi un sistema di esodo non verificato, il sovraffollamento, la mancata presenza di impianti di sicurezza come quelli di estrazione di fumo e calore, di spegnimento e di rilevazione incendi”.
Ingegner Cannelonga quanto è centrale oggi il ruolo di un piano di emergenza “su misura” per ogni evento? E quali caratteristiche deve avere per essere realmente efficace?
“Il piano di emergenza è il documento fondamentale: è al centro di tutto e chiave di volta in un arco che tiene su praticamente tutta la catena del valore della sicurezza. Non deve essere un mero copia e incolla di altri documenti presi da Internet o da altre fonti, ma un vero e proprio strumento di gestione dell’emergenza, un documento sartoriale redatto esattamente per quell’evento e che deve tener conto di tutti i vantaggi e le limitazioni di quella location, di quella tipologia di clienti – adulti o giovani o giovanissimi che siano – e quindi del livello di rischio di quella data tipologia di festa. E soprattutto deve contemplare procedure per scenari di emergenza prevedibili: sul piano di emergenza va formato tutto il personale della sicurezza, e quindi esso diventa la Bibbia per azzerare l’ambiguità e la discrezione del singolo e lavorare tutti come una squadra in maniera sincrona”.
Spesso, di fronte a tragedie come quella di Crans Montana, si parla di sovraffollamento. Ci spiega cosa significa davvero “sicurezza” in termini di deflusso e gestione delle persone?
“Il sovraffollamento è un termine relativo, e non assoluto. Un evento di 100.000 persone non è più pericoloso di uno di 300 persone, come quello di Crans Montana. Abbiamo gestito correttamente eventi come la Giornata della gioventù con più di un milione di persone in contemporanea, e con un livello di rischio inferiore agli eventi con 1000 persone. Oggi gli addetti ai lavori parlano di qualità dell’esodo e dell’emergenza: il sovraffollamento è infatti un termine relativo alla quantità di persone per metro quadro presenti in un ambiente ed esistono dei parametri che definiscono quando le persone si trovano in condizione di comfort, oppure per esempio si trovano ammassate”.
Mentre molti Paesi hanno puntato sulla semplificazione normativa, l’Italia ha mantenuto controlli rigorosi in materia. Anche alla luce di quanto accaduto, possiamo dire che questa scelta oggi si è rivelata corretta?
“Assolutamente sì. il modello vincente è quello italiano rispetto al resto dell’Europa. Tutti i paesi europei sono andati verso la semplificazione in materia di autorizzazioni per pubblico spettacolo. Questo vuol dire che attraverso delle asseverazioni fatte dai tecnici e la presentazione in Camera di Commercio presso i Comuni o altri enti, restano poi da fare solo i controlli in seno alle polizie locali e agli enti territorialmente competenti. La semplificazione va bene per determinate cose, come ad esempio la possibilità di avere sul proprio smartphone lo stato di famiglia o il certificato in maniera digitale paperless, ma non nel caso della sicurezza, settore in cui l’Italia ha mantenuto un metodo e un modello vincente, con i ruoli centrali e di controllo affidati alle Asl e ai Geni civili delle regioni, e soprattutto di vigilanza di pubblico servizio per Comune e Prefettura”.
Guardando al futuro, è possibile immaginare una normativa europea comune sulla sicurezza dei locali di pubblico spettacolo e nei grandi eventi o le differenze di “sensibilità” sulla materia tra gli Stati membri rendono questa prospettiva difficile?
“Questa tragedia in qualche modo tira una linea: ogni Stato dovrà interrogarsi e fare i conti con la realtà all’interno del proprio Paese. E sarà fondamentale a mio parere aprire un tavolo di lavoro europeo per definire cosa fare e cosa non fare, con opportuni divieti, in cui l’Italia dovrà e potrà avere un valore trainante per l’esperienza di aver ben gestito il Giubileo. Affinché il livello di rischio residuo per l’utenza pubblica e la parte debole, nel senso che pago un biglietto, vuole vedere un evento e ha le reti, il diritto di bisogna assicurare il diritto di un rischio residuo equivalente armonizzato tra tutti i paesi europei”.
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