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Esteri

Situazione sempre più incandescente tra Iran e Usa: rischio di attacco imminente

Trump vuole passare alle “vie di fatto”

di Mauro Trieste -


La Turchia sta mediando tra Stati Uniti e Iran nel tentativo di farli ritornare al tavolo dei negoziati, ma la situazione potrebbe essere ormai compromessa. “Attualmente si parla di negoziati. Il ritmo dei colloqui è lento e, a questa velocità, si rischia che sia troppo tardi”, ha riferito una fonte diplomatica della regione alla Cnn. Un intervento militare americano sarebbe possibile già entro le prossime 24 ore. Stando al sito israeliano Ynet, il presidente statunitense Donald Trump avrebbe deciso di passare alle vie di fatto.

Le linee di comunicazione dirette che erano state aperte tra il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e l’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, sono state interrotte. Lo “strappo” si è consumato dopo le uscite di Trump.

L’Iran ha minacciato di colpire le basi americane

Teheran ha minacciato di attaccare le basi americane nella regione, dall’Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti fino alla Turchia, in caso di raid americani sul territorio iraniano. Lo ha dichiarato un alto funzionario iraniano alla Reuters. L’Iran ha chiesto ai Paesi che ospitano basi americani di intervenire per “impedire a Washington di attaccare l’Iran”.

Il ritiro di parte del personale della base Usa di Al Udeid, in Qatar, è avvenuto in risposta alle “attuali tensioni regionali”. Lo ha precisato Doha in una nota diffusa dall’International Media Office. La struttura, a sud ovest di Doha, ospita circa 10mila soldati americani.

Il Qatar, si legge nel comunicato, “continua a mettere in atto tutte le misure necessarie per salvaguardare, come massima priorità, la sicurezza e l’incolumità dei suoi cittadini e dei suoi residenti”. Sono state “messe in atto azioni per proteggere le infrastrutture critiche e i siti militari”.

Teheran è pronta a rispondere ai raid Usa

L’Iran è in grado di rispondere a un attacco come ha dimostrato il lancio di missili dello scorso giugno, secondo il consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei. Il presidente americano, “che parla ripetutamente dell’infruttuosa aggressione contro gli impianti nucleari dell’Iran, farebbe bene a menzionare anche la distruzione della base statunitense di Al-Udeid ad opera di missili iraniani”, ha scritto Ali Shamkhani in un post su X. Stando al consigliere di Khamenei, quell’azione ha dimostrato “la volontà e la capacità dell’Iran di rispondere a ogni attacco”.

L’avvertimento ai cittadini statunitensi

L’ambasciata degli Stati Uniti a Riad ha pubblicato sul suo sito un “security alert” con il quale raccomanda al proprio personale di “esercitare una maggiore cautela”, alla luce delle “tensioni regionali in corso” dovute alle proteste in Iran e agli interventi esterni, “limitando i viaggi non essenziali verso qualsiasi installazione militare nella regione”. Ai cittadini americani presenti nel Regno è stato vivamente consigliato “di fare lo stesso”, si legge sul sito della rappresentanza, che “continua a monitorare la situazione regionale”. Al momento, il personale e le operazioni della missione degli Stati Uniti rimangono invariati e i servizi consolari continuano normalmente.

Processi rapidi per i manifestanti

Il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha garantito processi “rapidi” per le persone che sono state arrestate durante “le rivolte” in corso. “Se qualcuno ha dato fuoco a una persona, se l’ha decapitata prima di dare fuoco al suo corpo, dobbiamo fare il nostro lavoro rapidamente”, ha aggiunto dalla televisione di Stato. La magistratura iraniana ha smentito le notizie diffuse dall’emittente Iran International, con sede a Londra, che aveva parlato di circa 12mila morti legati alla recente ondata di disordini.

Dazi e sanzioni all’Iran

La Repubblica islamica dell’Iran ha definito i dazi del 25 per cento introdotti lunedì “con effetto immediato” dagli Stati Uniti all’import dei Paesi che mantengono relazioni commerciali con Teheran come una “vendetta contro la popolazione che ha difeso la propria patria”.

Il popolo iraniano è stato sottoposto a sanzioni economiche crudeli e illegali e a pressioni da parte degli Stati Uniti e di alcuni dei suoi alleati per oltre 75 anni con vari pretesti. Questo riflette un risentimento istituzionalizzato nei confronti del popolo iraniano all’interno dell’esecutivo e del sistema politico degli Usa”, ha denunciato il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei. Le sanzioni, ha proseguito, sono “illegali e disumane” e “in conflitto” con i principi e le norme internazionali.


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